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Cade scendendo dalla barca e si fa male: la vicenda comincia a ricostruirsi nelle aule di tribunale. Ha preso avvio presso avanti al giudice di pace di Venezia il processo relativo ad un incidente nautico che ha visto coinvolto, in qualità di vittima, un 45enne residente a Camponogara. L’uomo, mentre stava sbarcando dalla barca di un amico durante le manovre di approdo, è caduto in acqua riportando gravi lesioni. L’incidente è avvenuto il 28 giugno 2021.
L’evento ha portato il medico legale di parte, il dottor Gianni Barbuti, a stimare un’invalidità permanente del 60%, impedendo al malcapitato di riprendere il proprio lavoro che richiedeva notevole impegno fisico, dato che la vittima si occupava di carico e scarico bagagli. Per i mesi di malattia, con relativi esami e farmaci, la vittima sta ora chiedendo un risarcimento danni pari a 700 mila euro.
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Il procedimento giudiziario vede contrapposti il 45enne di Camponogara e un 56enne di Cavallino-Treporti, proprietario e conducente della barca a motore coinvolta nell’incidente. L’accusa muove dall’assunto che l’uomo alla guida, durante l’avvicinamento alla fondamenta, non avrebbe assicurato adeguatamente l’imbarcazione alle paline, cagionando in maniera indiretta la caduta della vittima in acqua. Il risultato di questo episodio è stato, secondo i certificati medici, una lussazione dello scapolo omerale sinistro con frattura del trochite omerale e stupor del plesso brachiale.
Alla prima udienza davanti il Giudice di Pace di Venezia è stata formalizzata l’ipotesi di reato di lesioni colpose, nei confronti del cinquantaseienne residente a Cavallino-Treporti, difeso dagli avvocati Stefano Tigani e Piero Coluccio del Foro di Venezia. A causa delle gravissime lesioni subite e del danno di natura patrimoniale patito, il 45enne di Camponogara, difeso dagli avvocati Augusto Palese e Davide Vianello Viganò, si è costituito parte civile, con richiesta risarcitoria di circa settecentomila euro.
Nel corso del procedimento, l’uomo aveva già evidenziato alla Procura quanto contemplato dalla relazione tecnica del perito di parte, Alfonso Morisieri, secondo cui nel caso specifico «lo spostamento del passeggero in fase di sbarco ha prodotto il movimento sopra evidenziato con conseguente perdita di equilibrio dello stesso all’atto di approssimarsi alla banchina: quanto capitato non deve dunque derubricarsi a mero caso fortuito, dovendosi invece imputare la responsabilità del sinistro esclusivamente alla condotta negligente del preposto al comando».
Opposta la visione dell’avvocato Stefano Tigani, che fa sapere che l’imputato si ritiene estraneo alla contestazione e che nel corso dell’istruttoria il fatto verrà dimostrato.
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