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Imbrattare la Basilica di San Marco è reato?

E' davvero possibile imbrattare la Basilica di San Marco e non subire conseguenze, derubricando il tutto a semplice gesto dimostrativo?

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Sono sempre più frequenti gli episodi che vedono persone che si autodefiniscono “attivisti per l’ambiente” imbrattare monumenti od opere d’arte. Molte polemiche ha suscitato in città il gesto di sei attivisti che hanno spruzzato con estintori fango e Nesquik contro la basilica di San Marco, gesto seguito dopo pochi giorni dal versamento di liquido verde in Canal Grande.

Semplice disobbedienza civile o reato? Al di là della sensibilità politica rispetto a queste azioni, sempre personale, che cosa prevede la legge?

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Scopri come fare

Ricordiamo che l’art. 9, comma secondo, della Costituzione stabilisce che “la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico nazionale” definito, a livello internazionale, nella Convenzione di Faro come “un insieme di risorse ereditate dal passato che alcune persone identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni, costantemente in evoluzione. Esso comprende tutti gli aspetti dell’ambiente derivati dall’interazione nel tempo fra le persone e i luoghi“.

La maturata sensibilità dell’opinione pubblica e dei governi, in particolare dei Paesi-fonte di beni culturali (cd. source countries), ha portato alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulle infrazioni relative ai beni culturali, stilata a Nicosia il 19 maggio 2017 e per questo conosciuta come “Convenzione di Nicosia“, che in Italia è stata recepita con la Legge 9 marzo 2022 n. 22, recante “Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale”.

Questa legge ha introdotto nel codice penale un nuovo titolo, dedicato ai delitti contro il patrimonio culturale, composto da 17 nuovi articoli, con i quali sono puniti, con pene più severe rispetto a quelle previste per i corrispondenti delitti semplici, il furto, l’appropriazione indebita, la ricettazione, il riciclaggio e l’autoriciclaggio e ilavvoca danneggiamento che abbiano ad oggetto beni culturali.  L’intento del legislatore è quello di “dare tutela a valori importantissimi per la nostra comunità nazionale, il nostro vastissimo patrimonio culturale ed artistico, beni che sono asset strategici per il nostro Paese e che hanno valore per l’intera umanità” (così leggiamo negli atti parlamentari).

Fra le varie modalità in cui questa tutela si esplica, esaminiamo quella applicabile ai casi che oggi esaminiamo.

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La nuova legge ha introdotto nel Codice penale l’art. 518 duodecies (Distruzione, dispersione, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici) che punisce con la pena della reclusione da due a cinque anni e con la multa da euro 2.500 a euro 15.000 chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende in tutto o in parte inservibili o non fruibili beni culturali o paesaggistici propri o altrui. Al di fuori di questi casi, chi deturpa o imbratta beni culturali o paesaggistici propri o altrui, ovvero destina beni culturali a un uso incompatibile con il loro carattere storico o artistico ovvero pregiudizievole per la loro conservazione o integrità, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 1.500 a euro 10.000.

Degna di sottolineatura è la previsione per cui “La sospensione condizionale della pena è subordinata al ripristino dello stato dei luoghi o all’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato, comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate dal giudice nella sentenza di condanna“.

Le azioni che gli attivisti hanno posto in essere a Venezia sembra non abbiano provocato danni permanenti alla Basilica od al Canal Grande, per cui non si può parlare di danneggiamento; tuttavia, è innegabile che si sia verificato un “imbrattamento“, che si differenzia dal danneggiamento proprio perché il danno, pur avendo una certa rilevanza, è di facile e completa eliminazione. In tal senso si è espressa la Cassazione penale (Sezione seconda, con la sentenza 845/2013), che ha altresì chiarito come la condotta di imbrattamento presupponga che l’evento conseguente consista in un pregiudizio sul versante della pulizia, nettezza, tale da rendere sudicia, sporca la superficie interessata e, specie ove incidente su cose di interesse storico e artistico, debba interpretarsi in modo rigoroso, proprio tenendo conto dell’alto valore della cosa e del conseguente particolare disvalore giuridico – sociale.

Nel nostro caso, la Basilica di San Marco ed il Canal Grande sono rispettivamente beni culturali e paesaggistici e sono stati sporcati sotto l’aspetto dell’estetica o della nettezza, senza che nulla abbiano perduto della loro integrità o funzionalità, tanto che un semplice intervento superficiale è idoneo a ripristinarli nel loro aspetto e nel loro valore.

Le azioni poste in essere dagli attivisti ambientali non rivestono pertanto un carattere meramente dimostrativo ma assumono rilevanza penale e possono essere punite con la pena della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da euro 1.500 a euro 10.000; la pena potrà essere sospesa, ma a condizione che i responsabili risarciscano il danno allo Stato.

Ciò posto, hanno del tutto torto coloro che, a vario titolo, giustificano l’azione degli attivisti, minimizzandola? Forse no, poiché la punibilità potrebbe essere esclusa ai sensi dell’art. 131 bis del codice penale, qualora il Giudice, esercitando il proprio potere discrezionale, ritenesse che il fatto rivesta una particolare tenuità, il che potrebbe dare una legittimazione a chiunque volesse imbrattare, con Nesquik od altra gradevole (si fa per dire) salsa, Palazzo Ducale o la libreria Sansoviniana…

Avv.  Luca  Azzano-Cantarutti     Avv.  Giulia  Azzano-Cantarutti

Avv. Luca Azzano-Cantarutti Avv. Giulia Azzano-Cantarutti
Avv. Luca Azzano-Cantarutti Avv. Giulia Azzano-Cantarutti
Luca Azzano-Cantarutti , avvocato con abilitazione al patrocinio avanti la Corte di Cassazione e le Magistrature superiori. Già parlamentare. Nel 1990 fonda lo Studio Legale Azzano-Cantarutti & Associati, con sede in Venezia, San Marco 3911, ed altra sede in Adria.
Giulia Azzano-Cantarutti è Avvocato, fra i più giovani in Italia a conseguire l'abilitazione, cura in particolare il diritto di famiglia e delle successioni.
Per contatti : segreteria@acstudiolex.it
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5 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Sarebbero utili azioni di tutela quali controllo, vigilanza, ispezione e sorveglianza sul modus operandi dei funzionari dipendenti del ministero dei beni culturali. Il degrado che spesso causano é irreversibile e restano impuniti data la loro posizione.

  2. E l’interruzione dei servizi( trasporti in questo caso per 1 ora ) pubblici causato dall’appendersi dal ponte di Rialto ? E il mettere in pericolo la sicurezza di chi si è appeso e di chi passava sotto ?

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