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Peschereccio italiano colpito da colpi di mitra sparati da mezzo libico rientrato, a fatica, a Palermo questa notte. La vicenda riguarda il motopesca Orizzonte della marineria di Siracusa ora rientrato al porto, accompagnato da una motovedetta della capitaneria di porto, dopo essere stato colpito da raffiche di mitra provenienti da una motovedetta libica.
L’incidente è avvenuto ieri mattina, mentre l’imbarcazione si trovava in acque internazionali, a circa 95 miglia dalla costa.
L’equipaggio, nonostante lo spavento e i danni subiti dalla nave, è riuscito a portare l’Orizzonte alla banchina 4 del porto di Siracusa. Al momento dell’arrivo, le forze dell’ordine hanno iniziato le prime verifiche, ma l’equipaggio – da quanto si apprende – non è stato fatto sbarcare subito.
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Scopri come fare
La storia di quanto accaduto è ancora poco chiara e avvolta da mistero. Secondo alcune fonti, il motopesca italiano sarebbe stato accusato di aver violato la zona marittima esclusiva del Paese africano, il che avrebbe innescato una violenta reazione da parte della motovedetta libica. Tuttavia, è stata richiesto l’intervento di un elicottero della Marina Militare per soccorso e per sventare il possibile sequestro dell’imbarcazione.
L’ambasciata italiana a Tripoli ha immediatamente preso contatto con la presidenza del governo e il comando della Guardia costiera libica per affrontare la delicata situazione.
Fabio Micalizzi, presidente della Federazione armatori siciliani, ha denunciato il terribile attacco subito dal peschereccio: “Questa mattina, il peschereccio è stato attaccato in acque internazionali da una motovedetta libica, la quale ha aperto il fuoco con numerosi colpi di mitra. Fortunatamente, l’equipaggio e il comandante sono riusciti a mettersi in salvo, ma l’imbarcazione ha subito ingenti danni ed è ora ingovernabile.”
L’Orizzonte ha lanciato una richiesta di aiuto, che è stata prontamente raccolta dal pattugliatore Orione della Marina Militare, impegnato in attività di vigilanza pesca nel Mediterraneo centrale. Giunto nella zona dell’attacco, l’elicottero ha confermato la presenza della motovedetta libica vicino al motopesca e alcuni militari libici a bordo di quest’ultimo. Su richiesta del personale dell’elicottero, i militari libici hanno lasciato l’imbarcazione e sono risaliti sulla loro motovedetta, che si è allontanata dall’area.
Il pattugliatore Orione ha quindi prestato assistenza all’equipaggio del motopesca Orizzonte. Secondo le dichiarazioni del presidente Micalizzi, l’imbarcazione era alla deriva a causa della rottura del timone, compromesso dai colpi di mitra. L’equipaggio ha inoltre segnalato difficoltà di comunicazione, poiché i militari libici avrebbero sequestrato le schede dei telefonini a bordo.
https://twitter.com/scandura/status/1681728597919186961
La vicenda ha suscitato profonda preoccupazione e indignazione tra le istituzioni italiane. Il presidente regionale Renato Schifani ha definito “inaccettabile che i pescatori delle nostre marinerie rischino la vita ogni giorno” e ha annunciato la sua intenzione di incontrare il ministro della Difesa, Guido Crosetto, per discutere di come mettere in sicurezza le acque antistanti le coste italiane e prevenire simili episodi di violenza in futuro.
In risposta alle preoccupazioni espresse da Schifani, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha assicurato che la Marina Militare sta già svolgendo costanti attività di sorveglianza e protezione delle acque territoriali italiane. Inoltre, ha sottolineato l’intervento tempestivo della Marina Militare nella gestione dell’emergenza del motopesca Orizzonte, dimostrando prontezza ed efficienza nell’affrontare situazioni di questo genere.
Le indagini sono ancora in corso per fare piena luce sulla vicenda e individuare le responsabilità di questo tragico episodio, che ha messo a rischio la vita degli equipaggi a bordo del motopesca italiano.
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Geddafhi nel 1970 imbarcò tutti gli italiani residenti in Libia senza badare a nulla e ce li rispedì. In Italia invece si accolgono coloro che dalla Libia terra ricca, (con Geddafhi il reddito pro capite era superiore a quello degli italiani) si imbarcano per l’Italia che sta mandando MILIONI DI nEuri al nord Africa che per quanto di ricchezze del sottosuolo si potrebbe comprare chissà quante ITALIE. E i dubbi avvalorano le quasi certezze.