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Juventus sotto torchio.
Dopo quasi due ore e mezzo esce Federico Bernardeschi ed entra Alex Sandro.
È proseguita così a Palazzo di Giustizia di Torino la sfilata dei giocatori ascoltati dai pubblici ministeri che indagano sui conti della Juventus.
I magistrati, in questo nuovo filone di accertamenti, intendono fare luce, da un lato, sulla “manovra stipendi” del 2019/20, il differimento di quattro mensilità concordato per fronteggiare le difficoltà economiche derivanti dall’emergenza Covid; dall’altro, chiarire aspetti di un espediente analogo che, attraverso accordi individuali, sarebbe stato preso anche per la stagione 2020-21.
Dalle indicazioni fornite dalla procura alla Guardia di Finanza al momento delle perquisizioni di due giorni fa presso gli avvocati e gli agenti dei calciatori si ricava che il faro è stato acceso sui rapporti patrimoniali tra il club e almeno 25 fra bianconeri ed ex: da Cristiano Ronaldo a Higuain, da Szczesny a Kulusevsky, da Buffon a Betancur, da Ramsey a Chiellini; nell’elenco figura anche Maurizio Sarri, l’allenatore. Nessuno di loro è iscritto nel registro degli indagati.
Le Fiamme Gialle hanno avuto l’incarico di ricercare nei computer e nei cloud i file con le parole chiave riconducibili a questi nomi.
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Scopri come fare
Il sospetto dei pubblici ministeri è che non tutti i documenti siano stati depositati alla Lega Calcio. Alcune circostanze, contenute in un rapporto consegnato dai finanzieri lo scorso 11 marzo, hanno portato a ipotizzare l’esistenza di scritture private custodite “all’esterno” e destinate a essere “distrutte” una volta esaurita la loro funzione di garanzia. L’indagine sulla ‘manovra stipendi’ è uno sviluppo di quella sulle “plusvalenze artificiali” – così definite delle carte dell’inchiesta – che lo scorso dicembre aveva portato ad avvisi di garanzia al presidente Andrea Agnelli, al vice Pavel Nedved, ad altre cinque persone e al coinvolgimento della stessa Juventus, chiamata in causa come persona giuridica.
Il procedimento è aperto per false comunicazioni delle società quotate in borsa e per emissione di fatture e documenti per operazioni inesistenti.
Il posticipo dei pagamenti, a giudizio dei pubblici ministeri, è stato portato avanti in maniera non conforme alla normativa, e ha permesso alla società di registrare una riduzione di costi nei bilanci al 30 giugno 2020 e 30 giugno 2021 omettendo la contestuale rilevazione, a livello patrimoniale, di una posizione debitoria.
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