La Grecia ad un passo dall’uscire dall’Euro. Corsa a prelevare i risparmi dalle banche

ultimo aggiornamento: 19/06/2015 ore 17:21

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La Grecia sempre più pericolosamente vicina ad andare fuori dalla zona Euro. E’ infatti ancora stallo nelle trattative che coinvolgono la Grecia e lunedì toccherà ai capi di Stato e di Governo dell’Eurozona, convocati d’urgenza, cercare di evitare quella che il commissario Pierre Moscovici ha definito la “catastrofe”, cioè un default.
In Grecia è già ora corsa agli sportelli. Tutti cercano di prelevare i risparmi dal proprio conto nella paura che possano andare in fumo o rimanere “congelati”.
Tra lunedì e mercoledì sono stati prelevati circa due miliardi di euro. Un flusso che secondo la Bce, come riferiscono alcune fonti citate da Reuters, potrebbe costringere le banche greche a non aprire lunedì. Dijsselbloem avrebbe chiesto a Benoit Coeuré se gli istituti ellenici fossero in grado di aprire oggi e il membro del board della Bce avrebbe risposto: «Domani (oggi, ndr ) sì. Lunedì non so». Francoforte non ha voluto commentare. Mentre Varoufakis ha smentito l’eventualità. Su una cosa sono tutti d’accordo: resta poco tempo. Ma sul rischi di un contagio per l’Italia il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan rassicura: «Siamo un Paese assolutamente solido»
Ipotesi che secondo il ministro greco Yanis Varoufakis si è “pericolosamente vicini ad accettare”.
L’Eurogruppo non ha fatto alcun progresso, il negoziato è fermo, e i vertici della zona euro lanciano un ultimo appello ad Atene perché torni al tavolo delle trattative con proposte credibili e attuabili, perché quelle che ha presentato finora non sono né l’uno né l’altro.
La frustrazione delle istituzioni, che hanno cercato di mediare e di presentare ad Atene più soluzioni, lascia ora il posto alla paura che il Paese sia pronto ad affrontare davvero l’ipotesi di un default: “Lancio un appello alla Grecia, torni al tavolo dei negoziati ed eviti un destino che sarebbe catastrofico”, ha detto Moscovici.
Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem è visibilmente teso al termine della riunione che ha preso atto dell’impossibilità di procedere. “E’ deplorevole che siano stati fatti così pochi progressi e che un accordo non sia in vista”, ha detto aprendo la conferenza stampa. Alla luce dello stallo, il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk ha convocato un Eurosummit d’emergenza per lunedì 22 alle 19. “E’ ora di discutere urgentemente la situazione della Grecia al più alto livello politico”, ha scritto Tusk ai capi di Stato e di Governo.
Atene, ha spiegato Dijsselbloem, ha finora presentato poche proposte e non coerenti con l’accordo del 20 febbraio, base del negoziato che “contiene già flessibilità” sia sulle misure, cioè può sostituire quelle del Memorandum con altre di uguale valore, sia sugli obiettivi di bilancio, sui quali le istituzioni già sono scesi a compromessi.
Ora “sta a loro presentarne altre”, ha detto il presidente, ricordando che è dall’incontro con Tsipras e Juncker a Bruxelles che aspetta nuove proposte. Ma non sono mai arrivate. E quelle presentate ieri dal ministro Yanis Varoufakis non sono nemmeno idee, sono troppo vaghe e troppo generali, e non affrontano le questioni di bilancio, fanno sapere i tecnici Ue.
Invece servono proposte “misurabili, attuabili e credibili”, ha detto il direttore del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde che, irritata dalle recenti accuse di Varoufakis che ha definito “criminale” il Fmi, ha sottolineato l’esigenza di ristabilire un dialogo. “Ci può essere soluzione solo con dialogo, e ora l’emergenza è ristabilire il dialogo con gli adulti nella stanza”, ha detto.
Il problema più grande resta la questione del debito, da cui non si può prescindere secondo il Governo greco. Varoufakis ha riproposto ai colleghi la soluzione che prevede uno swap di titoli tra Bce ed Esm, ma è un’idea che possono valutare soltanto i capi di Stato, gli unici in grado di rinegoziare il debito di Atene.
La crisi della Grecia ed una sua eventuale uscita dall’Euro non costituirebbe però un pericolo per l’Italia.
“Non pensiamo che dopo la Grecia tocchi all’Italia”: lo ribadisce con forza il ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, che parlando da New York mette in guardia su un mancato accordo con Atene. “Immaginare con leggerezza le conseguenze di un’uscita della Grecia dall’euro e’ molto pericoloso. Significa, come ha detto Mario Draghi, entrare in terra incognita. Ma non siamo preoccupati come italiani. Noi abbiamo recuperato credibilita’ e solidita’ finanziaria”

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