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Venezia soffocata dai turisti, la ribellione dei residenti è cominciata
La soglia di casa Venezia è alle prese con i tanti turisti, visitatori, estimatori che vogliono varcarla e lasciarsi andare, scivolare, mentre realizzano il sogno della loro vita. Quando si sogna si evita di metterci in mezzo regole e compatibilità: quello è un sognare ad occhi aperti e a non tutti piace.

Capita così che siano davvero troppe le umiliazioni che la città non vuole più subire, dalle immondizie lasciate dappertutto, al banchettare sui ponti o negli spazi monumentali , tanto che la città “offesa” si ribella e attacca volantini di segno esasperato, così come quelli affissi in riva degli Schiavoni e dintorni dall’associazione W San Marco che dichiara apertamente il non gradimento degli ospiti maleducati.

Certo, un po’ di garbo in più nella comunicazione non sarebbe stato di troppo (addirittura un maiale su un volantino…), ben sapendo che esistono anche stranieri educati, che amano e rispettano la città e che spesso si confondono le cause con gli effetti.

Jan Van Den Borg, docente di Economia del Turismo a Ca’ Foscari, insiste da anni sulla necessità di realizzare flussi turistici mirati, sistemi preventivi e prenotazioni ragionate, in modo che Venezia possa ospitare cordialmente i turisti che tanto contribuiscono all’economia di tutti i settori commerciali e che la città possa sentirsi meno invasa e violata.

E’ anche vero che l’educazione non si realizza con i cartelli e con i moniti e che forse si dovrebbe insistere nei confronti di chi arriva in laguna ( ma anche dei veneziani), informare sulla delicatezza e sulla vulnerabilità della bellezza di Venezia, che per certi versi è incontenibile, che non può essere capita e apprezzata nel caos, nella folla, nelle mille offerte scoordinate, nell’insufficienza dei cestini dei rifiuti rispetto le troppe presenze. . .

E se si sommano i problemi dei trasporti, che nonostante gli sforzi e le iniziative dell’ACTV, non riescono a soddisfare le esigenze di chi a Venezia ci vive e chi ci viene in vacanza, è detto fatto: regna la disarmonia, Venezia verso la fine. Unesco ci dà 7 mesi. Generazione '90: non arrendiamociognuno ribadisce le proprie ragioni, spesso senza ascoltare l’altro, mentre impazzano le offerte del sogno Venezia su Face book e altre diavolerie informatiche e Venezia invoca inascoltata la Politica e la Cultura, non a caso maiuscole, a lavorare per aumentare consapevolezza e senso di responsabilità in chi ospita e chi è ospitato.

Per meglio capirla, Venezia, bisognerebbe conoscerla bene, amarla, sforzarsi di mostrare la sua anima vera agli occhi di chi la sublima e anche di chi la sfrutta. Come dire in fondo che Venezia appartiene a chi la ama, per questo la sua porta di casa è sempre aperta.

Andreina Corso | 18/08/2016 | (Photo d’archive) | [cod turive]

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3 persone hanno commentato questa notizia

  1. Penso che questi cartelli dimostrano l’insofferenza che da anni dilaga tra i veneziani nei confronti dei turisti stranieri. Il veneziano medio considera da anni il turista straniero ma anche quello nostrano (ad esempio il “romano” o il “napoletano”) come una gallina da spennare. A Venezia non c’è alcuna “misericordia” per i turisti. Sono visti come il fumo negli occhi. Consiglierei, mio malgrado, ai turisti di disertare Venezia e visitare tante altre belle città e cittadine del Veneto (Vicenza, Padova, Treviso e Verona, Asolo, Cittadella, Montagnana, ecc. ecc. ) molto più accoglienti nei loro confronti. Da veneto mi dispiace dirlo ma Venezia non è per nulla accogliente e vive dei fasti del suo glorioso passato. I veneziani hanno bisogno di essere rieducati nei loro rapporti con i turisti … ma purtroppo ormai è troppo tardi e non c’è più nessuna speranza. La loro straffottenza nei confronti del turista è entrata a far parte del loro DNA. È un vero peccato. Lasciamo che Venezia se la godano i veneziani da soli.

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