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venerdì 23 Aprile 2021

Sopravvissuto, The Martian. Verdure da Marte a chilometro zero

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Sopravvissuto, The Martian. Verdure da Marte a chilometro zero

Siete amanti dei vegetali a chilometro zero, senza pesticidi, non in coltivazioni intensive, con fertilizzanti organici?
Bene, laureatevi in biologia, e partecipate a una futura spedizione su Marte e fatevi abbandonare. Come succede a Mark Whaney/Matt Damon nella nuova incursione cinematografica nella fantascienza per Ridley Scott con questo “Sopravvissuto, The Martian”.

L’autore di classici del genere come “Alien” e “Blade Runner”, regista dalla qualità altalenante e firmatario del capitolo più recente della saga di Alien che, appunto, da lui aveva ricevuto il battesimo; quel “Prometheus” che fondamentalmente è stato una delusione pressochè integrale, mette in scena un romanzo di Andy Weir incentrato sull’avventura di un novello Adamo; novello come le patate che riesce a far crescere in un’improvvisata serra.

Creduto morto a seguito di una furibonda tempesta sul pianeta rosso e per forza di cose lasciato dai compagni di viaggio, capitanati dalla fulva Melissa Lewis (Jessica Chanstain) in fuga dal pianeta. Salvatosi miracolosamente Mark decide di resistere “contro” Marte, serrato nel suo Hub, con risorse contate. Grazie a una fervida intelligenza e creatività oltre a una laurea che gli permette di approntare soluzioni efficaci al fabbisogno di cibo e notato dal satellite, grazie a una assistente Nasa che nota dei movimenti inconsueti attorno allo Hub, Mark riuscirà a ricontattare la base terrestre e, tra mille complicazioni da “arrivano i nostri”, ad essere letteralmente agganciato dall’astronave dei vecchi compagni.

“The martian” è un film baldanzoso come il protagonista che però, anche a detta di molti spettatori, ha convinto a metà. C’è chi è rimasto contento di non aver assistito ad un’americanata totale (vero), altri invece di essere rimasti colpiti solo dall’inizio che faceva ben sperare per una vicenda che, a mio parere, seppur svolta con senso del ritmo e un “ottimismo” di fondo non così superficiale, si basa su alcuni vecchi tricks e a delle soluzioni non impossibili (la pellicola si fa foprte di una consulenza diretta della Nasa) ma davvero “enormi” per passare con tale facilità. In un certo senso le cose in “Sopravvissuto” son sin troppo facili.

The Moviegoer, appunti di uno spettatore cinematografico. Di Giovanni Natoli.

Se stupisce in positivo la prontezza di spirito di Andy, un eroe laico, ateo (usa un crocifisso come combustibile), superomistico, che sa di dover puntare tutto sul suo know how e sul sogno di dominare le forze indifferenti della natura (nel finale ciò vien detto chiaro e tondo), spesso durante il film si vorrebbe restare soli su Marte.
I momenti riusciti sono proprio quelli in cui osserviamo il protagonista creare un terreno fertile con gli escrementi del bagno chimico, sigillati e classificati, o dove registra in video un diario in cui annota per filo e per segno le sue giornate e le sue soluzioni. Oppure quando rimette in piedi il vecchio Pathfinder delle spedizioni degli anni 90 e manda una foto alla Fonzie alla base terrestre (Fonzie è la guida spirituale di Mark, all’inizio del film Mark vede una vecchia puntata di “Happy Days” e, come tutti sappiamo, Fonzie sa riparare tutto) si abbandona a riflessioni sulla sua primigenia presenza su un luogo dove è lui a metter piede, costruire, dare vita tutto “per la prima volta”.

Mark è un vero e proprio eroe “positivista” da vecchia Hollywood. I limiti del film sono invece quando mettiamo piede sulla terra e seguiamo i contrasti tra il presidente Nasa (Jeff Daniels) che ha spesso le mani legate e Vincent Kapoor, che vuole a tutti i costi salvare l’uomo; un po’ meglio va quando invece entra in gioco il vecchio equipaggio di scienziati di ritorno sulla terra, nonostante qualche cedimento ruffiano di troppo (l’astronauta Vogel che gioca con la gravità, in collegamento con la famiglia). L’atmosfera dell’equipaggio è debitrice della colloquialità dell’equipaggio di Alien, seppur in tono minore.

Ma figure come il “genietto dello scantinato” che escogita la “fionda gravitazionale” per recuperare Andy o il clima “commosso” del ritorno a casa son cose da blockbuster viste e straviste e che da un autore come Scott ce le risparmieremmo volentieri. Per non dire dell’accordo segreto con i programmi spaziali cinesi, che suona come una “concessione” verso i nuovi interlocutori economici d’oggi. E’ per questo non trovo giustificate alcune lodi di critici che parlano addirittura del miglior Scott in campo fantascientifico. “Alien” e “Blade Runner” eran film fuori dai clichè che hanno rinnovato il genere. Questo film non rinnoverà nulla. Al massimo sarà un intrattenimento un tot superiore alla media di castronate da noleggio.

SOPRAVVISSUTO, THE MARTIAN (2015)
regia: Ridley Scott
con Matt Damon, Jessica Chanstain, Jeff Daniels, Sean Bean

giovanni natoli columnist la voce di venezia

Giovanni Natoli

20/11/2015

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Data prima pubblicazione della notizia:

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