A Venezia questa mattina andrà in scena nuovamente il dramma dello sfratto. Nuovamente. Polizia e ufficiale giudiziario suoneranno ad un campanello della Celestia, nel sestiere di Castello, dove vive un’anziana di 74 anni, che in quell’abitazione abita da 54, sempre pagando regolarmente l’affitto.

La signora ha pure un figlio malato, ma neanche questo fermerà gli intraprendenti imprenditori delle locazioni turistiche.

Il vecchio proprietario è deceduto e gli eredi hanno subito venduto. Neanche il tempo di rendersi conto cosa stava accadendo che l’anziana riceve disdetta del contratto d’affitto per finita locazione.
Il nuovo proprietario – titolare di altri due appartamenti in locazione turistica – firmato il contratto di acquisto ha subito chiesto di venire in possesso dell’immobile.
Non per andarci ad abitare, non per esigenze famigliari, bensì per destinarlo al mercato turistico al più presto.

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L’anziana dovrebbe lasciare la sua casa dopo 54 anni questa mattina, ma in sua difesa si stanno schierando decine, centinaia di anime volontarie e disinteressate che cercheranno di impedire lo sfratto.
Grazie ai social sono stati chiamati a raccolta volontari, associazioni, centri sociali per cercare di contrastare la piega schifosa che sta prendendo questa città.

«Una situazione devastante, perché per questa donna fragilissima, che accudisce anche il figlio costretto in sedia a rotelle da una malattia degenerativa, non c’è una casa pubblica alternativa, pur avendone diritto», commenta Matelda Bottoni, segretaria del Sindacato Unione Inquilini, che segue da tempo l’anziana, ottenendo una prima proroga di tre settimane. Oggi l’ufficiale giudiziario si presenterà con la forza pubblica. Un caso non isolato, in una Venezia dove l’emergenza casa è a livelli altissimi, ma viene raramente alla ribalta. «Questa mattina (ieri, ndr) per un soffio ho ottenuto una proroga per due coniugi 83enni, invalidi certificati al 100 per cento, che stavano per essere messi per strada a San Pantalon», racconta ancora Bottoni, «capisco che la giovane coppia che ha comprato l’appartamento voglia andarci a vivere, ma bisogna che per queste persone ci sia una soluzione di sicurezza a Venezia. Il 25 luglio toccherà a una mamma vedova con il suo bambino autistico: lei fa l’infermiera, lavora di notte. Anziani, madri sole non possono andare a vivere a Mestre: vanno tutelati qui». I numeri dell’emergenza sono impressionanti e sconosciuti ai più: una malessere sociale molto grave, in una città dove la riconversione turistica si allarga a dismisura. È sempre il sindacato Unione Inquilini a darli: una media di sei sfratti al giorno, due dei quali a Venezia. E ben 70 famiglie nella lista dell’emergenza abitativa del Comune: persone che sono già state sfrattate, ospiti di amici o parenti, oppure che lo saranno a breve. Per le loro condizioni economiche, di salute, disabilità, età hanno diritto a una casa pubblica. Come le altre decine e decine di famiglie regolarmente in lista di attesa per una casa pubblica. «Il problema è che il Comune – che pure con l’assessora Colle è un interlocutore disponibile – case vuote non ne ha», scrive oggi la Nuova Venezia in edicola.

A volte, quando vengono alla ribalta queste vicende disumane, che hanno come obiettivo lo sradicamento degli abitanti più “resistenti” di questa città, che evidentemente deve essere “svuotata” dai suoi residenti prima o poi, amici e lettori increduli ci chiedono: “Ma come può essere permesso tutto ciò?”. Come anche: “Ma perchè poi qualcuno non va a “vendicare” questi atti di disumanità “dando una lezione” a chi li ha provocati? Chi ve lo impedisce? Se la legge non vi tutela…”.

Non abbiamo queste risposte.
Forse lo impedisce il fatto che vengono colpite sempre le persone più inermi perchè anziane, deboli, incapaci di “fare gruppo”, e loro stesse sempre meno numerose.
Forse te lo impedisce una vita improntata al rispetto delle norme, della civile convivenza, magari di un’esistenza cristiana.

Una vita che dopo 74 anni ti ripaga in questo modo.

Paolo Pradolin

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Una persona ha commentato

  1. e pensare che ci sono delle case del Comune chiuse, magari perchè non ci sono i soldi per i restauri.
    E la nuova legge sugli affitti sociali di certo secondo me non aiuterà a raccogliere i soldi necessari, specie se si sfratta chi può pagare affitti ben maggiori dei 40/50 euro che pagherebbe una pensionata…
    In questo senso andava il mio appello per una moratoria per il centro storico di Venezia relativamente alla Legge Regionale 39/2017 che disciplina anche gli affitti, pubblicato gentilmente dal presente giornale.
    Ad oggi però, nessuno ha risposto a tale appello, e purtropp, da quanto mi risulta, non mi pare che l’Assessore Colle del Comune abbia minimamente accennato al problema che ho illustrato, quando ha parlato nella apposita Commissione Regionale.
    Forse ai “mestrini” non interessa poi tanto di Venezia?
    Il Sindaco che dice?Lui dovrebbe rappresentare anche i veneziani, se non sbaglio, o dobbiamo solo sperare nella separazione tra Mestre e Venezia?

    Prof. Fabio Mozzatto – Veneziano D.O.C.

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