Zaia a poche ore dal Dpcm: «Pronti a eventuali restrizioni, non sul fronte delle attività produttive»

ultima modifica: 02/11/2020 ore 21:54

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Sono 1544 i contagi in più nelle ultime 24 ore, lunedì 2 novembre, 15.743 le persone isolate ma son uscite in 1525 dalla quarantena; 981 ricoverati negli ospedali veneti e 141 terapie intensive, con 9 morti in più. La percentuale dei positivi a domicilio è sempre del 2,3%.

«Stiamo iniziando a ragionare in termini previsionali, potremmo pensare al picco attorno alla metà di novembre», afferma il presidente del Veneto Luca Zaia da Marghera, dove fa il punto sulle restrizioni e i dati a poche ora dal nuovo Dpcm atteso dal governo Conte.


Attività economiche

«In questo momento non intravediamo assolutamente soluzioni con lockdown stile marzo. Ne ho discusso in videoconferenza con il governo – dice – Sono convinto servano misure nazionali per le questioni che riguardano tutto il Paese. Prima di notte ci sarà il vertice fra regioni, province e comuni, con il governo, siamo pronti a eventuali restrizioni, ma non sul fronte delle attività produttive». Ci sono ulteriori adeguamenti di misure di sanità pubblica per quanto riguarda restrizioni di prestazioni ambulatoriali.


Scuole

Zaia spiega che al governo chiederà che alcune misure vengano prese sul piano nazionale e in Veneto parlare di aree rosse è difficoltoso, perché le infezioni riguardano tutto il territorio. «I Veneti devono attendere di capire quali misure si devono aspettare. Ad oggi non abbiamo deciso nulla, è stato un giro di tavolo rispetto ad alcune idee. Sulla scuola, misura nazionale – afferma Zaia – abbiamo chiesto, qualora vi fosse un provvedimento che include ragazzi che hanno bisogno di un tutoraggio, il congedo parentale sia portato al 100% e, per chi non è lavoratore dipendente, venga riconosciuto un indennizzo o il babysiteraggio».

Medici di base e tamponi

Discussione sui tamponi rapidi obbligatori ai medici di base e pediatri, e sulle sanzioni per chi non aderisce. Arriveranno dal commissario Arcuri i tamponi direttamente da Roma, in Veneto. Molti medici sembrano sul piede di guerra in proposito, ma per il governatore è un percorso che va fatto assieme. «Consideriamo i medici di base compagni di viaggio, dopo ognuno ha le sue mele marce – dice Zaia – I tamponi completano un percorso diagnostico rispetto ai pazienti, gli tolgono l’ansia, fanno in modo che evitino di andare 50 volte al pronto soccorso». Intanto, statisticamente, e attraverso la storia delle pandemie, si vede che i mesi fatidici di onda d’urto di un virus sono 3 in genere, 80-90 giorni. «Non firmo ordinanze per andare al lockdown con le attività produttive – ribadisce il presidente – Ci sono governatori che spingono di più, per provvedimenti più pesanti. Altri che cercano una mediazione. Intanto non abbiamo bozze di Dpcm. Immagino si voglia attendere la discussione in Parlamento e il tavolo con le Regioni. Siamo a disposizione».

Gli orari

Conte avrebbe parlato di tre fasi per la chiusura, in base alle aree a rischio, con coprifuoco probabilmente dalle 21 in poi. Per Zaia non c’è stata una proposta con degli orari ben definiti. «Da parte mia se si stabiliscono delle regole poi vedremo quali sono le ricadute ma con misure ancora da costruire. Non intravedo l’urgenza di chiudere di nuovo le persone in casa – commenta Zaia  – Ho partecipato a una riunione in cui ciascuno ha esposto le proprie idee, non c’è stato – dice – un braccio di ferro con il governo. Si tratta di capire cosa vuole stabilire il premier». Per quanto riguarda gli anziani, a proposito della misura restrittiva messa sul tavolo dal governatore della Liguria Giovanni Toti, Zaia dice, «se dovessi portare un’idea non direi di chiuderli, ma di pensare a delle fasce orarie per la frequentazione dei supermercati, ad esempio, in modo da non esporli a rischi. I dati sui contagi con la chiusura dei ristoranti e locali alle 18, comunque, ad oggi non sono migliorati. I provvedimenti regionali li andremo a fare – afferma – non abbiamo paura, ma la scuola è governata dal parametro R con t che è di competenza del Cts (comitato tecnico scientifico). Non c’è a nostro avviso un presupposto epidemiologico per imporre un lockdown – ribadisce – con il governo non se ne è neppure parlato. Il punto è capire cosa proporrà l’esecutivo da qui alle prossime ore», conclude.

Antonella Gasparini

 

 

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