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venerdì 07 Maggio 2021

“Veneziani per sempre”, viaggio emozionale nel cuore di Venezia.

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"Veneziani per Sempre" è un'antologia di racconti ambientati nella nostra città. Gli autori: Alemanno Anna, Barca Michele, Borghesan Francesca, Borin Fiorella, Bullo Alessandro, Camatti Roberto, Colombera Vincenzina, Corda Federico, Curcione Andrea, De Martin Michele, Della Malva Mariangela, Ferrarresso Silvia, Licciardo Nilla Patrizia, Malvestio Claudio, Mencini Giannandrea, Pagnin Martina, Pellizzaro Ketty, Princivalli Andrea, Rizzardo Giovan Battista, Tanduo Cristiano, Vazzoler Claudia.

Ci sono tanti modi di raccontare Venezia come ci sono tanti modi di amarla.
Veneziani per sempre (Edizioni della Sera, pp. 170, euro 12) a cura di Alessandro Bullo e Roberto Camatti, come recita il sottotitolo, è un viaggio emozionale nel cuore di Venezia.
Un’antologia che raccoglie 23 racconti nati guardando in giro per la città e cogliendo le grandi o piccole meraviglie che sfuggono ad un vedere frettoloso: storie reali e fantastiche in un succedersi di realtà, memoria, immaginazione tra presente e passato.
Alla “chiamata” della casa editrice e dei curatori hanno risposto non solo scrittori, ma anche professionisti impegnati in altri ambiti che sono stati selezionati e pubblicati in questa composita antologia di narrativa.
“Con gli autori abbiamo condiviso di non affrontare in modo diretto i mai risolti problemi della città dall’inquinamento al Mose, dai cambiamenti climatici allo spopolamento, dalla decadenza economica della città alla monocultura turistica ” dice Roberto Camatti, uno degli autori del blog Venice Café insieme a Bullo e a Michele De Martin “ma di farli emergere tra le righe dei racconti. Ritengo che ogni autore, sia veneziano di nascita o veneziano perché ha deciso di esserlo, è riuscito a descrivere la propria idea di venezianità realizzando il giusto equilibrio tra la personale visione della città lagunare e i personaggi di fantasia, o realmente esistiti, che ha fatto vivere nel racconto”.

“Ma veneziani si nasce o si diventa?” si chiede Federico Moro, storico e scrittore, nella sua prefazione all’antologia anticipando l’ idea di venezianità che scorre nelle pagine dell’antologia.
Ogni autore ha risposto a suo modo a questa domanda offrendo la personale visione della città di Venezia.
Prima tra tutte l’amore per la città, per la sua storia e la sua arte (“Campo Santa Margherita” di Andrea Curcione e “Venezia mia, la più bella che ci sia” di Luca De Grandis), come per il suo stile di vita unico (“Venezia ha un proprio tempo” di Silvia Ferraresso; “Intrigo in campo della lana” di Mariangela della Malva).
Un amore che si miscela con la nostalgia in quanti hanno dovuto abbandonarla e la rievocano come scenario incantato delle proprie memorie (“Calle delle Conterie” di Vincenzina Colombera, “San Polo, il mio sestiere” di Michele Barca).

Troviamo poi la passione per la storia, perché ogni pietra, ogni chiesa e ogni ponte trasudano un passato glorioso e affascinante, a volte doloroso, e in questi scenari si aggirano personaggi di fantasia o realmente esistiti (“La Buba” di Fiorella Borin; “Il posto giusto” di Andrea Princivalli; “ Paleocapa” di Giannandra Mencini; “La musa veneziana” di Nilla Patrizia Licciardo e “I collezionisti ovvero collezionare Venezia” di Roberto Camatti).
Ed è ancora la fantasia a fare da padrona quando si intreccia con la storia, con l’arte e col mistero nei racconti gialli (“L’estasi di San Beneto” di Cristiano Tanduo e “I Santi Innocenti di Murano” di Michele De Martin) e in quelli che si spingono al limite del gotico (“Novembre” di Ketty Pellizzaro¸ “Le voci di San Clemente” di Francesca Borghesan e “Il libro del ciarlatano” di Alessandro Bullo) o in una contemporaneità dissacrante e scanzonata (“Giallo veneziano” di Federico Corda e “Ossi e mastic” di Anna Alemanno).

Venezia non tradisce poi la propria fama di città romantica e diventa complice nella nascita di grandi passioni (“Venezia, la grande bolla” di Giovan Battista Rizzardo, “8AE” di Claudio Malvestio e “La scala magica” di Claudia Vazzoler e Stefano Fontana). La sua allegra vitalità diventa spunto per dolci fantasie infantili (“Mia dolce Venezia” di Marina Rupolo) e culla di crescita all’ombra di teneri legami familiari (“La grande liberazione della piccola seppia” di Martina Pagnin).
“È come se Venezia fosse un prolungamento della nostra interiorità, una proiezione dell’inconscio” – dice Alberto Toso Fei nella sua postfazione. – “È la città a entrarci dentro e a trasformarci tutti in veneziani, a dispetto di dove siamo nati, come se tutte le emozioni e i sentimenti siano interamente racchiusi tra i confini invisibili della città.”

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