Quel Vangelo apocrifo. Anche il Samaritano tiene famiglia

Non può essere che così: quel Vangelo apocrifo l’ho sognato, non esiste. Narrava del buon Samaritano (Lc 10,25-37), che sì, soccorse la vittima dei briganti, invece ignorata dal sacerdote e dal levita .

Certo: anch’essi potevano essere assaliti e percossi dai briganti, perciò passarono oltre. Prevenire è meglio che curare, legittima difesa! Così precisa l’evangelista apocrifo.

Anche il Samaritano ha i suoi limiti, “tiene famiglia, ha i suoi affari”. Al momento cura quella vittima, versa olio e vino sulle sue ferite, lo porta alla locanda, da due denari all’ oste perché lo sostenti sino al suo ritorno e lo rassicura: quanto spenderai di più ti sarà rifuso al mio ritorno.

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L’evangelista apocrifo aggiunge: così fece con sano realismo. Prima di tutto la sua famiglia, la sua Samaria, i suoi affari, del viandante ferito si occuperà poi, al suo ritorno, se avrà tempo, se passerà ancora di lì, dopo essersi dissetato con l’acqua offertagli dalla Samaritana, è donna della sua terra (Gv 4, 5-10).

Così faccio anch’io, quando dono la giacca a vento dismessa, un panino, uno o due euro e rispolvero il mio antico inglese con uno tra i nigeriani di turno. “Be confident, you are not alone, God watch you!”, gli dico.

Uno solo, non potrei con due o tre, uno basta. Tengo famiglia.

Poi tiro oltre, me ne torno a casa. Nonostante le buone parole del novello evangelista, che dal palco, col megafono mi rassicura esibendo il (suo) Vangelo e il (suo) rosario, più che un Samaritano mi pare d’essere un Levita, un Fariseo. L’ aperitivo con gli amici, Aperol e patatine, costano solo cinque euro, così è la vita.

PAOLO ANGELO NAPOLI

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