Ciao Valeria, il saluto della Cgil Venezia

ultimo aggiornamento: 16/11/2015 ore 14:05

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Con tutta probabilità molti di noi ti hanno incontrato – qui a Venezia – mentre eri intenta a raccogliere firme e fondi nei banchetti di Emergency per portare avanti la missione importante nel mondo che tutti noi conosciamo.
“La Cgil ti saluta con una profonda tristezza -dice Enrico Piron, segretario generale della Cgil di Venezia- Ti saluta con affetto in nome dei nostri comuni valori che si concretizzano nella ricerca costante della costruzione della pace, della solidarietà e dell’integrazione. Siamo vicini alla famiglia che ha saputo valorizzare il suo impegno sociale e la sua lotta per contrastare le ingiustizie”.
Una splendida ragazza, un cervello fervido, una gioia di vivere. Una Veneziana, una Italiana, una cittadina del Mondo.

Insieme a ciò abbiamo capito di quanto, insieme a tutto il resto, questo vile attacco abbia privato il mondo.
Tu avevi sogni, stavi costruendo la tua vita, vita che amavi e tra le tue passioni, amavi la musica. Eri lì per questo e non per morire.
I valori che ti hanno trasmesso i tuoi genitori sono emersi in tutta evidenza nel loro comportamento quando hanno saputo della tua scomparsa.
La tua città, maestra nella tolleranza, si è subito stretta a te e ai tuoi cari concentrandosi spontaneamente subito in uno dei campi attraverso i quali tu sarai passata mille volte, campo Manin. Siamo sicuri che vedendola ti farà piacere.
Un dolore atroce, ben evidente ma che è sopportato con dignità, quella dignità che di certo ha caratterizzato la tua vita.
Gino Strada ti ha ricordato con le parole che di seguito riportiamo, perché, tra gli altri mille valori che tu esprimevi c’era anche quello di dare una parte del breve tempo che ti è stato concesso per aiutare chi più ne aveva bisogno, attraverso l’adesione ad Emergency il cui operato viene massimamente rivolto alle popolazioni dell’area mediorientale.
Tu hai portato oltralpe i valori dell’Italia vera. Di quell’Italia che spesso e ingiustamente viene rappresentata come portatrice di ben altri disvalori.
E invece l’Italia sei tu.


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