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Uomo suicida, aveva perso la sua casa all’asta: tragedia a Cassino

Donato Rotondo vittima di sfortune ma anche di insensibilità di una società che gli ha portato via la casa che era della sua famiglia da anni

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Uomo suicida, aveva perso la sua casa all’asta. Donato Rotondo, provato da una serie di vicissitudini ma soprattutto dell’indifferenza delle persone e delle procedure burocratiche, non ce l’ha più fatta sapendo che doveva ricevere la visita dell’ufficiale giudiziario il giorno dopo.
Lui, con il suo volto di gentile commesso di supermercato che mostrava a tutti, celava un segreto che lo ha spinto, a 61 anni, a una tragica scelta di fronte a una serie di avversità.

La morte di Donato Rotondo ha sconvolto il tranquillo centro di Cassino, dove era nato e conosciuto per la sua gentilezza e dedizione al lavoro.
La conferma della modalità della sua fine giunge dopo che la Polizia ha indagato sulla sua morte avvenuta giovedì mattina. Il corpo di Donato è stato trovato dentro alla sua auto, nel garage di casa nella frazione Sant’Angelo in Theodice, con un fucile che la balistica ha identificato come l’arma fatale.

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Le impronte digitali nel calcio del fucile hanno escluso l’ipotesi di omicidio, lasciando gli investigatori alla ricerca di un motivo dietro a questa drammatica scelta.

L’indagine è proseguita con la perquisizione della sua abitazione ed è qui che gli inquirenti del questore Domenico Condello hanno fatto una sconcertante scoperta: una lettera in cui Donato confessava un segreto tenuto nascosto per anni. La sua casa di famiglia, oggetto di affetto e ricordi, era stata messa all’asta. Nessun parente era a conoscenza di questa situazione, poiché Donato aveva tenuto nascosto il suo dramma personale, senza mai condividere la sua disperazione con amici o familiari.

Il racconto di Donato si dipanava attraverso una serie di eventi sfortunati che hanno portato alla perdita della sua casa. Anni prima, aveva tentato di avviare una piccola attività in via D’Annunzio, ma il fallimento lo aveva costretto a tornare al suo lavoro di commesso di supermercato in viale Dante. Ma i debiti si erano accumulati, quindi contemporaneamente faceva anche il fornaio. Nonostante tutti i suoi sforzi, i debiti accumulati lo avevano messo alle strette, costringendolo a ipotecare la casa di via Montino.

Le procedure hanno avuto il loro corso senza che l’uomo, che nel frattempo si è scoperto malato, riuscisse a difendersi da loro. Infine l’udienza finale, durante la quale Donato ha perso la sua casa per la somma di 40mila euro.

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Il nuovo acquirente, un professionista cittadino, si è rivelato insensibile alle suppliche di Donato, che cercava di ottenere una dilazione fino al 23 gennaio almeno per completare il suo ciclo di chemioterapia.
La richiesta è stata respinta, e il giorno successivo era previsto che l’ufficiale giudiziario si presentasse per mettere tutti fuori casa.

Di fronte a questa prospettiva, Donato ha scelto un’uscita tragica e personale: si è arreso mettendo fine alla sua sofferenza in un gesto che ha sconvolto la comunità. Il suo silenzioso struggimento, tenuto nascosto per anni, si è rivelato solo dopo la sua morte, gettando luce su una vicenda fatta di sfortune e sacrifici che, alla fine, sono risultati inutili.

Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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2 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Come si può sbattere in strada una persona sottoposta a terapia oncologica?! La legge è dalla parte di chi può far valere i propri diritti ad ogni costo, è civiltà questa….?

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