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Su e giù con l’auto della scuola: preside di Mestre condannata a due anni

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scuola preside condannata

Un’insegnante di inglese, dal 2007 preside dell’istituto di istruzione superiore Luigi Luzzatti di Mestre, è stata condannata per peculato.
L’insegnante, 53 ani, avrebbe approfittato del suo ruolo di dirigente per usare un’auto in dotazione alla scuola per fini privati, oltre che per andare e tornare dal lavoro.

Il fatto è venuto alla luce un anno fa grazie ad una lettera anonima arrivata in procura. Le indagini, anche attraverso un gps collocato a sua insaputa, avrebbero permesso di stabilire che l’auto di proprietà della scuola è stata usata come se fosse stata propria, addirittura anche per alcune gite «fuori porta» il sabato o la domenica.

Chiesto il rinvio a giudizio della donna, nel corso del processo con il rito abbreviato di fronte al gip Alberto Scaramuzza è arrivata la condanna a due anni e 8 mesi grazie allo sconto di un terzo della pena.
La preside sarà ora sospesa ed è a rischio il suo posto di lavoro.

Redazione

[27/1/2013]

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4 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Caro Ivor, una persona matura opinioni in base alle esperienze a cui viene esposto. Per esperienza diretta ti posso dire che la legge non è uguale per tutti in Italia. Che non è vero che chi più ruba più paga, perchè non è vero che chi meno ruba meno paga. Dei giudici – che tu nomini – non voglio e non posso parlare. Ti confermo, per esempio, che esiste un potere trasversale che è in grado di distruggere la vita di un soggetto alzando un telefono, e questo mentre delinquenti di reati gravi girano tranquillamente per strada.

  2. Scusate se mi permetto ma quel “nonostante tutto” di Enrico non pare convincente. O sei un funzionario pubblico e ti prendi le tue responsabilità (anche penali evidentemente) oppure lavori nel privato e se il datore di lavoro ti becca, deciderà in base alle leggi che tutelano i suoi diritti. Il giusto è giusto, il sbagliato no. La questione si riduce non tanto nel giustificarci a vicenda per i peccati che tutti noi combiniamo, quanto piuttosto essere coerenti: chi commette reati sappia che, se beccato, pagherà. E se la legge è uguale per tutti, chi più ruba, più pagherà. Questo in teoria. Ed è con le teorie e con i principi che bisogna partire. L’Italia è un paese meraviglioso (casa adottiva da oltre 20 anni) ma più andiamo a giustificare il sistema dei favori, i privilegi, è più slittiamo indietro nella classifica mondiale dei paesi civili e (veramente) democratici. E poi il paragone con il superpotente Berlusconi è fuori luogo dal momento che tale potenza è in grado di fare quello che vuole, o quasi: anche screditare giudici, alleati nel momento in cui non fanno più parte del suo gioco (cfr ultimi giorni con Alfano e relative minacce “finirai come Fini”, tanto per nominare un esempio).

  3. sono d’accordo, per quanto sia uno sbaglio o una leggerezza c’è una stridente discrepanza sulla durezza dell’applicazione delle leggi.
    Chi sbaglia ma, nonostante tutto, è una persona perbene viene pesantemente bastonato rispetto a chi sceglie di delinquere abitualmente a cui la legge permette e concede tantissimo

  4. Certamente l’Italia ha bisogno di rigore, pero’ non questo a micromacchia di leopardo. E’ allucinante questo scatenamento poliziesco-giudiziario (GPS nell’auto e condanna a 2 anni e 8 mesi!) Fatte le dovute proporzioni mi aspetto per i prossimi processi di B. Una condanna di almeno 100000000000 anni.

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