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martedì 27 Luglio 2021

Strada dei Ghezzi di Sottomarina edificabile: opportunità che deve nascere dal dialogo

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A Sottomarina di Chioggia, l’area dei Ghezzi è una porzione di territorio di circa 200,000 mq che comprende una parte di abitato e una zona agricola in cui, tra i tanti lotti che la compongono, molti sono quelli abbandonati, e solo alcuni sono ancora dedicati all’orticultura.
Va, degradando, sul lato ovest di Viale Madonna Marina fino ad affacciarsi alla laguna del Lusenzo, dove termina in un modo frammentato e casuale. Una zona per nulla omogenea, in cui le case e le attività commerciali si mescolano all’area orticola senza un senso logico.
Un territorio ora lasciato a sé stesso, praticamente in stato di abbandono, ricco di un potenziale turistico lagunare non ancora tenuto in considerazione.
In questo contesto si inserisce il vecchio Piano Regolatore che, nell’ottica di mantenere la morfologia del territorio, tiene in considerazione due diverse aree, una più interna, in cui inserire la parte residenziale, e quella verso la Laguna, da destinarsi a parco e ad attività socio culturali.
Aree che dovrebbero idealmente venire separate da una strada carrabile, parallela a quella storica, Strada Madonna Marina, e che sulle carte ha già un nome: Strada dei Ghezzi.
Seppure da trent’anni si parli della riqualificazione di questo territorio prospiciente la laguna,

seppure siano già dieci gli anni trascorsi dalla presentazione dei progetti ancora visionabili sui siti delle aziende che li hanno proposti, in quest’ultimo anno sembra si sia fatta più pressante la necessità di dare concretezza alle idee.
Infatti, nel maggio 2020, con una delibera, la giunta comunale ha adottato il P.U.A. (Piano Urbanistico Attuativo) inerente, appunto, l’area dei Ghezzi.
Un progetto che darà alla luce cinque lotti di edificazione, oltre a 77mila mq da destinare al verde pubblico e altri 20mila in cui sorgeranno parcheggi.
Il progetto di massima, oltre alla strada percorribile, vede marciapiedi, piste ciclabili e palazzi. Questi ultimi saranno costruiti sul lato est rispetto alla nuova strada, potranno avere un’altezza massima fuori terra di 16 metri, equivalente a quattro piani, e dovranno essere digradanti, con altezze a scendere verso la laguna in modo che tutti possano affacciarsi al panorama che, soprattutto nei tramonti, offre uno spettacolo unico.
Per impedire che su queste residenze vengano erette sopraelevazioni che sconvolgerebbero lo skyline dell’area, una clausola apposita è stata inserita nel progetto.
La superficie a ovest della strada dei Ghezzi, invece, per un’area di 8000 metri quadri verso la Laguna,

verrebbe ceduta interamente al Comune e sarebbe adibita a verde pubblico; a parcheggio inoltre verrebbero destinati altri due ettari di terreno.
Varie infrastrutture andrebbero ad arricchire l’area: chioschi uso bar, percorsi naturalistici, aree adibite a pineta, piste ciclabili, viali alberati, ecc.
Un ideale piano urbanistico, rispettoso della natura e dell’ambiente, integrato nel territorio, quello pensato dal Piano Regolatore, che dovrebbe nascere da una collaborazione tra pubblico e privato, e che vede la soddisfazione della giunta, ma che, né nell’opposizione né tra i residenti, trova lo stesso entusiasmo.
Dipinto dall’amministrazione comunale come una grande innovazione urbanistica, viene descritto dai residenti come quello che potrebbe diventare un incubo per la viabilità.
La Strada dei Ghezzi, che dovrebbe essere realizzata in continuità con la viabilità esistente, nei progetti sembra interrompersi, trasformandosi, di fatto, in una strada chiusa, e le strade che a essa si allacciano, e che sulla carta danno l’impressione di essere normali carrabili a due corsie, nella realtà sono stretti vicoli su cui affacciano caseggiati da ambo i lati, vicoli stretti talmente da impedire il passaggio di due veicoli in senso di marcia opposto, contemporaneamente.
Dai progetti, secondo alcuni pareri, sembra non sia tenuta in debita considerazione neppure la presenza di pertinenze alle abitazioni già esistenti, che impedirebbe la realizzazione dei collegamenti viari a meno che non si proceda con espropri o con altri metodi più o meno coercitivi.
Oltre a una maggior concentrazione di gas inquinanti – viene segnalato – l’aumento del traffico provocherebbe anche l’incremento dell’inquinamento acustico.
Inoltre, ciò che il Piano Regolatore aveva previsto obbligatoriamente

(i corridoi verdi e ciclopedonali per collegare l’area con il resto della città, perpendicolari alla Strada dei Ghezzi) nel progetto paiono scomparsi, così come non viene tenuto conto del cantiere nautico che, per portare a compimento le indicazioni del PRG, andava spostato.
I lotti su cui si interverrà per la costruzione della parte residenziale, che della superficie totale occupano solo il 25%, sono concentrati in un’unica area, quella più a nord e il timore dei residenti è che tutto il verde lasciato al di fuori del nuovo contesto urbano possa facilmente diventare preda di vandalismo o territorio libero per esercitarvi qualsiasi attività, anche illecita.
Il Piano, si osserva, non doveva nascere generalizzato, passibile di cambiamenti; non avrebbe dovuto dare l’impressione di appoggiare un piano di lottizzazione, di collocare le nuove residenze dove avrebbero potuto assumere maggior valore, anche a discapito delle abitazioni già presenti che dalle nuove costruzioni potrebbero venire soffocate.
Dovrebbe essere iniziativa Pubblica con l’occhio rivolto al Bene Comune, come previsto dal Piano Regolatore.
Il Parco del Lusenzo doveva comprendere tutto il bacino lagunare, includendo altri due sotto-progetti, uno riguardante l’Isola dell’Unione e uno gravante su Borgo San Giovanni, oltre al Piano dei Ghezzi, l’unico in cui una porzione di terreno, ben 5 ettari, verrebbe dedicata alla edilizia residenziale.
Tre zone ben distinte che in comune hanno lo stesso specchio della Laguna.




La visione del piano dei Ghezzi, oltre a dare l’impressione di tenere in poca considerazione molte delle direttive previste dal Piano Regolatore, cosa di per sé di notevole importanza, si acceca soprattutto su un punto. Quello che dovrebbe stare alla base della riqualificazione di queste aree in quanto componenti di un ambiente unico che dalla sua tipicità dovrebbe cogliere i suoi punti di forza verso una valorizzazione del territorio.
Non viene garantito un waterfront adeguato. Non la semplice linea prevista che demarca acqua e terraferma, ma una fascia di territorio dove acqua e terraferma si incontrano, collegamenti tra la costa e l’abitato, in cui si possa trovare una sintesi tra la tutela dell’identità del luogo e la creazione di possibilità di sviluppo.
Un Piano, quello che riguarda il Parco del Lusenzo, il cui cambiamento si dovrebbe ritenere di importanza tale da meritare di essere discusso davanti a tutta la cittadinanza per il cambiamento che apporterebbe a tutta la comunità.
Si tratta di sette ettari di Parco che, che con l’area verde di Forte San Felice, prevista come opera di compensazione del Mo.S.E. , si vorrebbe diventassero il polmone verde del nostro territorio.

(foto: Sottomarina, da archivio)

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