Spi Cgil del Veneto, un aiuto concreto sui diritti calpestati

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Spi Cgil del Veneto, un aiuto concreto sui diritti calpestati

Dorina è una ex operaia padovana di 68 anni. Da quattro anni è in pensione ma solo quest’anno, dopo essersi rivolta allo Spi Cgil del suo paese, ha scoperto di aver diritto alla 14esima mensilità.
Dorina, dopo l’intervento del sindacati, lo scorso luglio ha ricevuto per la prima volta questa somma aggiuntiva e ora attende tutti gli arretrati che ammontano ad alcune migliaia di euro.

Giovanni, 70enne rodigino ex dipendente di una ditta privata, è in pensione da 13 anni. Nel 2015 s’è accorto che qualche cosa non andava nell’assegno previdenziale e, dopo essersi rivolto allo Spi che gli ha controllato la documentazione necessaria, ha ottenuto l’assegno familiare che gli spettava da anni.

Francesco, invece, ex trasportatore bellunese che, pur dopo 30 anni di lavoro percepisce una pensione minima, grazie al sindacato s’è reso conto di aver diritto a una maggiorazione sociale: ora prende ogni mese 80 euro in più di prima e attende gli importi spettanti dagli anni passati.

Ecco tre semplici esempi degli importantissimi risultati raggiunti dallo Spi del Veneto grazie alla sua campagna sui diritti nascosti (o inespressi) e all’impegno di tutte le sedi regionali nelle quali gli operatori sono a disposizione degli anziani per controllare gratuitamente le pensioni e verificare se il diretto interessato abbia o meno diritto a somme aggiuntive, che vengono erogate dall’Inps solo su richiesta del pensionato stesso.

Fra gennaio e ottobre 2016 gli operatori dello Spi hanno controllato in Veneto circa 16 mila (15.550) pensioni per lo più inferiori ai 750 euro lordi mensili e nell’80% dei casi in capo a donne.
Risultato? Le verifiche hanno evidenziato che nell’11% delle pratiche controllate il pensionato ha diritto a ricevere dall’Inps importi aggiuntivi che vengono erogati dall’Ente previdenziale solo su richiesta del diretto interessato.

Stiamo parlando di integrazioni al minimo, assegni e maggiorazioni sociali, bonus annuali, quattordicesima, assegno al nucleo familiare, supplemento di pensione.
Diritti nascosti, appunto, che hanno fatto recuperare più di 2 milioni e 500 mila euro a favore di circa 2 mila anziani della nostra regione, una media superiore ai 1.300 euro a pensionato.

Ma, al di là degli arretrati, i beneficiari potranno contare anche su un assegno mensile più consistente o su un importo aggiuntivo annuale prima mai riscosso pur avendone diritto, come la 14esima mensilità. .

“Da circa 3 anni – spiega Rita Turati, segretaria generale dello Spi Veneto (nella foto) – l’Inps non invia più a casa dei pensionati la busta paga. Noi, in accordo con l’Ente previdenziale, ci facciamo inviare la busta del pensionato che ne faccia richiesta e controlliamo se esistano dei diritti inespressi, ovvero se l’anziano abbia diritto a una prestazione aggiuntiva, di solito riservata ai redditi più bassi, che viene elargita solo su domanda del diretto interessato. In questo modo molti pensionati possono integrare il proprio assegno con altre somme spesso indispensabili per condurre una vita più dignitosa. I risultati ottenuti anche quest’anno ci inducono a proseguire con la nostra attività e con la nostra campagna che si rivolge per lo più a persone anziane con problemi economici e di salute. È utile precisare che non si tratta di “concessioni” ma di diritti conquistati con le grandi battaglie sociali e di civiltà promosse nel tempo dal movimento Sindacale Confederale”.

23/11/2016

Riproduzione Riservata.

 

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