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L’allarme di Confcommercio sui ristori. Il sit-in degli imprenditori

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L’allarme di Confcommercio Venezia sui ristori agli imprenditori: “Roma annuncia che è tutto a posto, invece non è così. E’ La segnalazione e richiesta d’aiuto lanciata oggi, 11 gennaio 2021, da Confcommercio Unione Metropolitana di Venezia.
“Anche oggi, da Roma, attraverso autorevoli esponenti di governo, è stato annunciato che tutti i ristori previsti dal “decreto Natale” sono arrivati sui conti correnti dei titolari di attività interessate da restrizioni” scrivono dalla confederazione, aggiungendo però che ciò non risulta, per le numerose segnalazioni che stanno giungendo da parte degli imprenditori preoccupati.
“Dal governo – dichiara il presidente Massimo Zanon – continuano a dirci che i ristori

sono stati erogati. Noi, purtroppo, dobbiamo constatare che non ci corrisponde e che ogni giorno che passa, più imprese rischiano la sopravvivenza; inoltre non vorremmo che a qualcuno saltassero i nervi. Non solo non sono arrivati i ristori previsti dal decreto Natale, ma non in pochi attendono ancora quelli di novembre”.
La possibile introduzione della zona rossa e del divieto per i pubblici esercizi di fare asporto dopo le 18, spiegano dalla confederazione metropolitana, rischia di peggiorare ulteriormente una situazione già pesante.
“Noi ribadiamo ancora una volta – riprende Zanon – che le parole d’ordine devono essere: immediatezza e adeguatezza.
Se i ristori non hanno queste caratteristiche, per molte attività la chiusura sarà ineludibile.
Chi è al governo, prima di lanciarsi in proclami, verifichi bene qual è la situazione e si attivi per fare in modo di poter dire al più presto, stavolta sì a buona ragione, che i ristori

sono stati erogati”.
SIT-IN A PADOVA
Nel frattempo, oggi a Padova si è tenuto un sit-in di Confcommercio davanti alla sede della Prefettura.
“Prima erano in giallo, poi sono passati in arancione, adesso, con ogni probabilità, finiranno in rosso – scrivono da Confcommercio Veneto – forse anche col divieto per i pubblici esercizi di fare asporto a partire dalle 18”.
“Ma noi, in verità, siamo già in nero, colore che significa che migliaia di imprese, nell’arco di poche settimane, senza ristori immediati e adeguati, saranno costrette a chiudere”. E’ il grido di dolore espresso dal presidente di Confcommercio Veneto Patrizio Bertin.
Al suo fianco, tra gli altri, sono intervenuti il segretario regionale della Fipe, Eugenio Gattolin, e il segretario provinciale di Appe, Filippo Segato.
Per il sit-in Confcommercio ha scelto un luogo simbolico, la prefettura, sede territoriale

del governo, per richiamare l’attenzione su una situazione divenuta ormai insostenibile. Significativamente, a terra è stato disteso un tappeto lungo vetri metri suddiviso a fasce: gialla, poi arancione, quindi rosso e infine, molto più lungo dei primi tre tratti, nero.
“Siamo arrivati al punto che non chiediamo nemmeno più di fare impresa, perché questo ci è impedito, ma almeno che ci sia consentito di sopravvivere”, ha dichiarato Bertin, sorreggendo un cartello emblematico in cui c’era scritto: “Rispettosi e mazziati”, ed esordendo con la celebre frase di “Quinto potere” per sostenere come si sia giunti a un punto di non ritorno: “Mentre a Roma – ha affermato – continuano a pensare a come ridistribuirsi le cariche, noi andiamo incontro alla morte delle nostre imprese”.

“Nessuno nega che ci sia un problema sanitario enorme – ha proseguito – ma nessuno deve pensare che non ci sia anche una pandemia economica che, se non sarà corretta, rischia di lasciare le nostre città senza bar, senza ristoranti e senza negozi nonché le famiglie nostre e dei nostri collaboratori senza reddito”.

Un altro segno della manifestazione simbolico è stato il tavolino preparato senza sedie per sottolineare, come ha spiegato Segato, che non c’è la possibilità di accogliere i clienti e le attività vanno a spegnersi.
Ma il sit-in organizzato da Confcommercio ha acceso un riflettore anche su tante altre situazioni di estrema difficoltà nel comparto del terziario, di fatto se non proprio azzerato, sicuramente alle corde.
Così hanno preso la parola, o erano presenti, oltre a baristi e ristoratori, anche rappresentanti delle sale da ballo, degli ambulanti, del comparto del wedding, degli agenti di commercio, delle scuole di lingue.
“Non c’è più tempo – l’appello finale di Bertin – Dal governo ci attendiamo risposte rapide e soprattutto di non essere gli unici a pagare”.

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