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Caro gasolio e crisi della pesca: la protesta dei pescatori di Chioggia

Caro gasolio a Chioggia: segnalati stipendi sotto pressione, assenza di tutele e ritardi nell'indennità di fermo pesca

A Chioggia la filiera della pesca rischia di fermarsi se non arrivano risposte rapide. L’aumento dei costi del gasolio e la mancanza di strumenti di protezione sociale stanno comprimendo redditi e condizioni di lavoro dei dipendenti del settore, avverte la Fai Cisl Venezia.


A lanciare l’allarme è il segretario generale Pierpaolo Piva, che ha posto il tema dalla sua postazione a Bruxelles, dove è in corso un confronto europeo sull’acquacoltura. Secondo il sindacato, il caro carburante si somma a una rete di tutele inadeguata, creando un mix che penalizza soprattutto i lavoratori.


Il carburante è indicato come una delle voci di costo più rilevanti per le imprese ittiche della costa veneziana. Con il prezzo del gasolio in ascesa, spiegano i rappresentanti sindacali, la parte variabile dei bilanci aziendali diventa sempre più pesante e ricade in larga misura sui salari dei dipendenti.


A preoccupare maggiormente, segnala la Fai Cisl, è l’assenza di ammortizzatori sociali efficaci per chi opera nel comparto. Le tutele previste non sarebbero né tempestive né sufficienti a garantire un reddito minimo in periodi di difficoltà produttiva o di fermo delle attività.


Un elemento che contribuisce alla tensione sono i tempi di erogazione dell’indennità di fermo pesca. Il sindacato denuncia attese che possono arrivare fino a un anno dalla presentazione della domanda, una dilazione che lascia i lavoratori privi di un sostegno finanziario nel frattempo.


Piva richiama l’attenzione delle istituzioni: servono misure coordinate a livello nazionale e regionale per preservare non soltanto le imprese ma, ancor di più, chi ogni giorno esce in mare. Il segretario generale ricorda di avere già sollevato il tema in occasione della recente visita a Chioggia dei commissari europei, ribadendo ora la necessità di risposte concrete.

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Dietro i numeri e le sigle ci sono famiglie. Il sindacato sottolinea come molti dipendenti si trovino a dover far fronte a mutui e spese quotidiane con stipendi sempre più erosi dalle spese fisse e dal caro carburante. La situazione, avverte la organizzazione, rende il lavoro nel settore meno sostenibile e aumenta il rischio di abbandono delle attività.


Dal fronte sindacale arriva quindi una richiesta duplice: da un lato interventi economici e meccanismi di compensazione per contenere l’impatto del costo del gasolio sulle aziende; dall’altro, semplificazioni e accelerazioni nelle procedure di accesso alle indennità per garantire liquidità ai lavoratori nei tempi necessari.


La Fai Cisl sottolinea che le ricadute non si limitano al singolo porto. Migliaia di lavoratori dell’intero comparto ittico veneziano sono coinvolti, e ogni aggravamento delle condizioni aumenta la probabilità che imbarcazioni rimangano in porto, con effetti sull’economia locale e sulle filiere di trasformazione e distribuzione.

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Mirko R.
Mirko R.
Sono universitario, appassionato di fantascienza e tecnologie. Mi trovate in giro a Mestre e Venezia, ma non solo. Mirko_R@lavocedivenezia.it
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