Scontri e proteste di piazza: tra disordini, tenuta sociale e l’ipotesi di una “regia”

ultima modifica: 29/10/2020 ore 16:51

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Scontri e proteste di piazza: tra disordini, tenuta sociale e l'ipotesi di una "regia"

Scontri e proteste di piazza in Italia: tra disordini, tenuta sociale e l’ipotesi di una “regia” occulta che manovri i malumori. Tutto questo quando basterebbe dare un’occhiata aldilà delle Alpi per sentire il presidente francese dire: “Siamo travolti dal Covid”. Mercoledì notte Emmanuel Macron si assume “tutta la responsabilità” delle sue parole e delle sue azioni e di fronte a una seconda ondata “che va al di là delle previsioni più pessimistiche” annuncia una seconda edizione del lockdown vero. Questo mentre nelle piazze italiane vanno in scena violente proteste di piazza per l’ultimo Dpcm che, in confronto a quello francese, è acqua di rose.


Vero è che i numeri francesi non sono come quelli italiani, ma vari modelli dicono che i nostri confinanti sono solo un po’ più avanti nella recrudescenza della pandemia. Hanno una logica, quindi, scontri e proteste ad un livello tale per cui il ministro Lamorgese afferma: “Rischio per la tenuta sociale”?
Sono impietose le scene mostrate dai vari Tg della sera che mostrano le proteste in varie città che hanno due facce:

da un lato le piazze “apparecchiate” simbolicamente dai ristoratori in difficoltà, dall’altra i lanci di pietre e bottiglie contro le forze dell’ordine, con arresti e denunce tra Napoli, Torino e Roma, mentre nella serata di mercoledì la tensione è salita in diverse altre città; da Bari a Genova, da Palermo a Reggio Emilia.


Il dissenso di un’Italia in sofferenza mostra due facce diverse, con gli scontri che però mettono in allerta Viminale, Forze di polizia e Servizi segreti.
E’ stato lo stesso ministro, Luciana Lamorgese, a spiegare in Senato che “l’obiettivo comune deve essere quello di assicurare la tenuta sociale del Paese”.

“Accanto alle civili proteste dei cittadini – ha sottolineato – abbiamo assistito a inqualificabili episodi di violenza e guerriglia urbana. Si è trattato di episodi che hanno trovato soltanto occasionale pretesto nel malcontento. Tutti gli episodi hanno visto all’opera soggetti che nulla hanno a che fare con le categorie interessate dalle misure del governo”.
E proprio di questo si è discusso mercoledì anche nel Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza

che ha chiarito come dietro gli episodi dei tafferugli contro le forze dell’ordine non ci sia una regia unica, come paventato da più parti negli ultimi giorni.
Le aggressioni e gli atti vandalici sono riconducibili – spiega il Viminale – “a gruppi antagonisti di destra e di sinistra, a esponenti delle tifoserie ultras e a elementi della criminalità” e “non sono emersi evidenti elementi su una regia unica”.

Quello che è chiaro ormai è che la situazione di crisi dovuta alla pandemia “sta assumendo una valenza totalizzante con riflessi inevitabili anche sul profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica”, come ha spiegato la stessa Lamorgese in aula.
“Siamo consapevoli delle difficoltà che le misure emergenziali, sia governative che delle regioni, hanno determinato per gli italiani, soprattutto per alcune categorie – ha aggiunto – ma il governo è in costante ascolto delle voci di disagio”.
Ed anche il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ha deciso di “indire specifiche audizioni relative alle tensioni sociali manifestate in questi giorni”.

Durante l’informativa, inoltre, la Lamorgese ha tenuto a sottolineare che la “situazione nel Paese


è seguita con la massima attenzione” affinché la “protesta non turbi ancor di più un clima già scosso dalla seconda ondata pandemica”.
Secondo la titolare del Viminale, le proteste hanno una “forte caratterizzazione territoriale” e si diffondono estemporaneamente attraverso i social network.

A Milano, però, si è riscontrata una presenza maggiore di “giovani appartenenti al mondo del lavoro autonomo”.
“Dei 28 denunciati – ha rivelato – 13 sono minorenni”, una peculiarità che è stata riscontrata solo nel capoluogo lombardo.

A far discutere sono anche le immagini di un agente di polizia che, dopo aver fermato un uomo che stava scagliandosi contro una vetrina a Parma, lo ha colpito con un calcio. Video diventato subito virale e che potrebbe costare all’autore del gesto anche la sospensione.

Intanto, se in tutta Italia proseguono sit-in e flash-mob di quella che viene considerata la “protesta civile”, in serata sono andati in scena ancora una volta disordini e tafferugli


in varie città.
A Palermo alcuni appartenenti ai centri sociali hanno lanciato, fumogeni, petardi e bottiglie di vetro contro le forze dell’ordine in tenuta antisommossa, che hanno reagito con una carica.
Un petardo ha colpito un operatore tv Mediaset, che è stato soccorso da un’ambulanza. Due persone sono state fermate.

A Bari, bombe carta e petardi sono stati lanciati in via Sparano, la principale strada dello shopping di Bari, senza causare danni. Si tratta del gesto di singoli, perché migliaia di persone, partecipanti a tre diverse manifestazioni, hanno invece espresso pacificamente il loro dissenso.
Disordini nella centrale piazza De Ferrari a Genova, dopo l’arrivo ultras di Sampdoria e Genoa, con lancio di bottiglie, scoppio di petardi, accensione di fumogeni e cariche di alleggerimento da parte delle forze dell’ordine.

Momenti di tensione anche a Pescara, mentre a Reggio Emilia un gruppo di manifestanti si è diretto verso l’ingresso del municipio con l’intenzione annunciata a gran voce di occuparlo: l’intervento diplomatico della Digos schierata davanti al Comune ha scongiurato il peggio, bloccando sul nascere ogni tentativo. In generale, i disordini sono stati provocati da piccoli gruppi che si sono infiltrati in manifestazioni pacifiche: “Fateci lavorare” è il coro unanime di ristoratori, gestori di palestre e bar.

In piazza anche tassisti e ncc, da mesi ormai a ranghi ridotti a causa del crollo del turismo. La Fipe, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, ha chiamato a raccolta gli iscritti che sono scesi in piazza “armati” di piatti e tovaglie, apparecchiando metaforicamente le strade d’Italia, da Napoli a Firenze, fino a Trieste e Bari.

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