Roubaix, una luce: un linguaggio cinematografico classico, che classico non è

ultima modifica: 17/11/2020 ore 16:48

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Roubaix, una luce: un linguaggio cinematografico classico, che classico non è

Sembra quasi incredibile che nel 2020 si debba fare i conti con un polar morale francese; nonostante i cambi di assetti tecnologici e di fruizione di linguaggi di questi ultimi anni, “Roubaix” è un racconto dal lontano sapore simenoniano che può scaldare il cuore degli spettatori e a farli ritornare nella cosiddetta realtà. E per di più ambientato nel contesto classicissimo della notte di Natale.
Il fatto è che il film di Desplecin riesce ad attualizzare una figura classica del poliziesco: quella del commissario dal volto umano e dalla capacità di scrutare nel fondo degli animi, dei colpevoli come degli innocenti.
Il regista Desplecin torna alla sua città natale, in passato polo industriale di grande rilevanza (la “Manchester francese”) e oggi degradata cittadina in cui il lavoro manca, si ruba per sopravvivere e l’integrazione razziale è una chimera. E Roubaix è la vera protagonista del film, colta in livide mattinate o in sere quasi caravaggesche, con una fotografia solo in parte realistica.
Le sue guide cinematografiche sono due poliziotti; Yacoub, un commissario franco algerino, nato e rimasto a Roubaix e che conosce il cuore nero della città; e la recluta Louis, fresco di nomina a Roubaix e, udite udite, ex seminarista in crisi religiosa. Una figura anche questa antica, quasi inattuale.
Il “giallo” riguarda


l’indagine relativa alla a morte di un’anziana e le due testimoni del fatto, Claude (Leà Seidoux) e Marie (Sara Carpentier).
All’inizio il film è quasi documentaristico e la storia centrale appare dapprima sfrangiata, con episodi apparentemente scollegati. La regia è dinamica e le narrazioni delle varie vicende alternate, grazie a un montaggio rapido, camera a mano e tempi serrati. Poi, per tutta la seconda parte, il film si concentra sulla soluzione del caso e siamo dentro il cinema francese più classico,oltre che a climi letterari vicini sia a Simenon che a Julien Green o Bernanos.
Ma, nonostante questa apparente classicità, il film non suona affatto retrò. In fondo le questioni che mette in gioco sono antiche come il mondo.
Sia la colpa e la confessione, dai toni vicini a un cristianesimo quasi dostoevskiano, sia la contrapposizione tra vicinanze e differenze tra i due protagonisti.
Il commissario Yacoub (interpretato magistralmente daRoschdy Zem) e Louis(Antoine Reinartz) sono seguiti

dalla narrazione quasi in parallelo: Yacoub si staglia come una figura grandiosa, grazie alla conoscenza del mondo in cui è cresciuto e non ha voluto abbandonare e a un senso per la tragedia che si stempera in una laicissima ma umanissima capacità di quel sentimento che un credente direbbe “misericordia”. Louis è invece quasi nevrotico e incapace di controllarsi, trasportando la sua crisi religiosa davanti a un universo verso cui non ha maturato esperienza e visione d’insieme.
Al termine di questa storia, che alterna degrado e cupezza a vaghi squarci di luce (non solo le luci di Natale ma una luce interiore>) i due protagonisti troveranno il modo di essere umanamente vicini.
Colpisce assai questa pellicola, raffinata ma dura, frammentata tra immagini sporche e attimi di lirismo (in particolare il finale, in cui Yacoub viene inquadrato con sottile epicità mentre realizza un suo antico sogno).
Colpisce perché, senza nulla togliere al valore di nuove grammatiche cinematografiche, talvolta usare un linguaggio classico (ma che poi così classico non è) è l’unico modo per raccontare e ritornare a tematiche e interrogativi


che, passano i tempi e sembrano cambiare gli uomini) ma queste inquietudini sono sempre le stesse.
E quindi benvenuto questo nuovo Desplecin e bene han fatto coloro che han scelto di vedere questa pellicola uscita in sordina; perché non mancherà di lasciare il segno e di portarci a provare empatia e un rinnovato umanesimo verso quello che anche qui, alla fin fine, è il racconto del contemporaneo.

ROUBAIX, UNA LUCE
(Roubaix, une lumiere,Francia 2019)
Regia: Amaud Desplechin

con:
Roschdy Zem: commissario Yacoub Daoud
Léa Seydoux: Claude
Antoine Reinartz: Louis Cotterelle
Sara Forestier: Marie Carpentier
Jérémy Brunet: Aubin

Giovanni Natoli

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