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Rimarrà aperta dal 4 aprile all’11 maggio, presso gli spazi espositivi dell’Officina delle Zattere a Venezia, la mostra “EstEtica del Caos. Ordine e Immaginazione”, del pittore Renzo Bergamo. A dieci anni dalla scomparsa dell’artista, l’esposizione veneziana vuole essere un tributo al suo luogo di origine, dove egli incontrò gli intellettuali che lo accompagnarono nella sua prima giovinezza e nel suo percorso artistico.

Se le precedenti mostre organizzate dall’Associazione (quella di Genova nel 2007 e soprattutto “Atomo – luce – energia”, a Milano nel 2013) hanno posto in evidenza la personalissima visione di Renzo Bergamo, che fin dai primi anni ’60 creò un nuovo linguaggio artistico capace di anticipare immagini e concetti scientifici come gli scontri tra particelle subatomiche, la genesi delle galassie, la forma delle cellule, a Venezia il curatore ha voluto selezionare le opere dell’artista che meglio esprimono la il suo lavoro incessante di riflessione tra le forze cosmiche e quelle dell’individualità artistica. Come afferma Valerio Dehò: “Bergamo ha saputo sviluppare una poetica “naturale” che non è mai descrittiva ma cerca nell’interiorità del proprio essere artista un riflesso delle forze che agitano l’universo”.

Per tale motivo, il periodo privilegiato da Dehò è quello battezzato “EstEtica del Caos” dallo stesso Bergamo che, trasferitosi nel 1985 in Sardegna, iniziò una fase di sperimentazione sulla ciclicità del divenire nel Cosmo, dove la luce si confonde con la materia, la geometria con l’energia, il tempo con lo spazio, il colore con la sua rappresentazione, la matematica con la fisica: una danza Cosmica nella quale il fenomeno del Caos crea un Universo sempre in divenire.

La mostra evidenzierà come Bergamo abbia saputo costituire un ciclo di opere coeso e coerente, nel quale l’intensità del Caos è ritratta come corrente vitale, scontro di forme e di sostanze, infinito ritorno del differente.

Il percorso espositivo, a cura di Daniela Castellucci, si propone di favorire nuove possibilità percettive tramite direzioni che generano un “andare” e passaggi da tonalità fredde a calde, per invitare il visitatore a entrare in un luogo che suggerisce “altro” da fuori, a immergersi nei colori nebulosi della pittura cosmica di Bergamo, tra profondi blu e incandescenti rossi, per potere poi fruire delle sue riflessioni, quasi sotto a una “pioggia di pensiero” estetico.

Nel catalogo, testi del curatore Valerio Dehò e riflessioni del filosofo della Scienza Giulio Giorello assieme a una sintesi della conferenza che Philippe Daverio tenne in occasione della prima mostra postuma (Genova, 2007).

Renzo Bergamo nasce a Portogruaro nel 1934. Nel corso degli anni ‘50 viene adottato intellettualmente da Giovanni Comisso e frequenta gli intellettuali di quel “Veneto felice” quali Andrea Zanzotto, Pier Paolo Pasolini, Mario Soldati, Gian Francesco Malipiero. Dal 1960, quando si stabilisce a Milano, stringe amicizia con Lucio Fontana, Piero Manzoni, Gianni Dova ed Emilio Scanavino.
Nel 1965 si reca a New York per una collettiva patrocinata dal Ministero degli Esteri dedicata all’Avanguardia Italiana. Nei primi anni ’70 partecipa alla formazione di Astrarte, movimento dove si discute sul rapporto tra Arte e Scienza, dal quale si stacca poco dopo, ritirandosi definitivamente dal circuito pubblico. Agli inizi degli anni ‘80 si trasferisce in Sardegna e torna a Milano nei primi anni ’90. Il 10 maggio 2004 muore improvvisamente. Soltanto pochi giorni prima, a una giovane artista che gli chiedeva consiglio sull’Arte di fare Arte, aveva risposto: “Per fare l’artista ci vuole grande amore, grande forza di volontà, grande coraggio e sincerità. L’Arte insegna il coraggio di osare.”

Redazione

[31/03/2014]

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