5 x 1000
HomeRegioneReferendum, e ora che cosa accadrà

Referendum, e ora che cosa accadrà

Eppur si muove: il referendum ha rimesso in moto l’impegno di tutti e ciascuno verso una riflessione che riguarda il nostro paese, le relazioni culturali ed economiche, la centralità del governo e, a quanto pare, la tendenze delle regioni Lombardia e Veneto a credere nella bontà di quella parola magica ‘Autonomia’, soprattutto fiscale, che sembra […]

Notizia importante? Ricevila subito su WhatsApp!

Clicca qui e iscriviti subito

Gratuito, veloce e affidabile. Solo le notizie importanti!

Referendum, e ora cosa succederà?

Eppur si muove: il referendum ha rimesso in moto l’impegno di tutti e ciascuno verso una riflessione che riguarda il nostro paese, le relazioni culturali ed economiche, la centralità del governo e, a quanto pare, la tendenze delle regioni Lombardia e Veneto a credere nella bontà di quella parola magica ‘Autonomia’, soprattutto fiscale, che sembra oggi prevalere rispetto l’opinione di chi al referendum ha detto no e degli altri che non sono andati a votare.

I nostri articoli saranno sempre gratuiti se abbiamo il vostro sostegno.

Se credi nell’informazione libera di Venezia, puoi sostenerla con il tuo 5×1000.

CF: 94073040274

Scopri come fare

Ora bisogna capire cosa succederà e per gradi vediamo di affrontarne la complessità. La prima riguarda l’autonomia fiscale agognata da due regioni ricche, quali sono le proponenti, di cui non potranno mai avvalersi, in quanto la Costituzione negli articoli 116 e 117, non contempla tale autonomia nelle competenze delle regioni a statuto ordinario, del nostro paese. Difficile immaginare un cambiamento della Costituzione a tempi brevi: da qui si partirà per capire come procedere.

I governatori Zaia e Maroni, forti di un buon risultato referendario sono già al lavoro, si sentono in diritto di rivendicare, per i loro territori, i benefici di una economia florida che ha portato a buoni risultati rispetto tutte le altre regioni italiane. Autonomia non è secessione, ricordano i politici che stanno festeggiando la vittoria, anche se la Lega, oggi incline a considerare Paese perfino la Sicilia, dopo un disprezzo dichiarato nei confronti del sud, sta andando a patti con le sue non risolte contraddizioni.

Quel che per molti autorevoli pensatori, il filosofo Massimo Cacciari in primis, non è stato altro che “un’operazione squisitamente politica autoreferenziale per Lega e Destra in previsione delle prossime elezioni politiche”, sarà al vaglio del Governo per esercitare, dice Maroni, ex ministro del governo Berlusconi, « un’energica azione politica al fine di ottenere un’ancora più ampia competenza da declinare sul proprio territorio in materia economica, di sicurezza, immigrazione ed ordine pubblico». Con questa logica, insiste Cacciari in un’intervista concessa a Repubblica, “ognuno è legittimato a non pagare le tasse e ad arrangiarsi. Le nazioni si fondano sulla solidarietà dei loro popoli. Più è forte più prospera la comunità. Se non c’è, non c’è più il Paese”.

L’ottenimento di “diritti esclusivi” tuttavia appare difficilmente realizzabile in quanto le materie rilevate dalle regioni sono di competenza esclusiva dello Stato. E’ stata quindi una iniziativa inutile dal punto di vista procedurale e costituzionale? Un’operazione che ai cittadini è costata intorno ai 40 milioni di euro: è vero che la libertà di espressione non ha prezzo, a patti però che si tratti della libertà di tutti.

5 x 1000

La Costituzione è esplicita nella sua normativa: alle Regioni spetta il raggio d’azione in un ambito relativo a 23 comparti che riguardano i rapporti con l’Ue in tema energetico la funzione dei trasporti e altro ancora.

Ma la Carta costituzionale precisa che pur in presenza di particolari esigenze normative regionali, queste debbano contemplare il rispetto della struttura nazionale.

Sul perché il Sì sia prevalso su No e sull’astensione, le motivazioni sono diverse e variegate. La sfiducia su chi ci governa, l’interesse egoistico per i “propri” soldi e profitti da non sperperare “altrove”, la possibilità di decidere in merito all’accoglienza o meno degli immigrati, le realtà territoriali come monadi da difendere lasciando il mondo, ad esempio l’’Europa fuori dalla propria visuale d’interesse. E altro ancora.

“In un futuro dominato dagli imperi non c’è spazio per le micro-regioni. Nessuna realtà locale può tenere per sé il disavanzo fiscale: sennò salta lo Stato” ammonisce ancora Cacciari “se Veneto e Lombardia, assieme all’Emilia Romagna e poi magari anche con Puglia e Piemonte, trattenessero l’avanzo fiscale, imploderebbe lo Stato. Europa e mercati lo sanno e per questo sono preoccupati”.

È pur vero che i referendum sono solo consultivi, ma con le elezioni alle porte, creano, nei loro risultati e negli effetti sulla cittadinanza, nuove domande e aspettative.

Ora cosa accadrà, dopo questo voto? Inizieranno le trattative tra governo e regioni, rispetto alla pur legittimità di un bisogno verificato messo insieme e confrontato con tutti quegli aspetti costituzionali e non, che non riguardano solo l’Italia, ma l’Europa e le Politiche comunitarie.

Andreina Corso

Andreina Corso
Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.
LEGGI TUTTO
RIPRODUZIONE VIETATA
sono vietate anche le riproduzioni parziali di titoli, testi, foto, attraverso sistemi automatici (cd aggregatori)

Notizia interessante? Scrivi cosa ne pensi tu...

Scrivi qui la tua opinione
Il tuo nome o uno pseudonimo

Persa qualche notizia? Le ultime:

La Voce di Venezia radio

Se non è partita la musica clicca play sul triangolino in basso
In onda ora
ON AIR NOW
vai alla HOME PAGE