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Purtroppo Ti Amo, intervista al fotografo e autore del libro Federico Pacini

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Purtroppo Ti Amo Federico Pacini

Per un giornale come il nostro, che si concentra sulla città e il territorio, un libro fotografico come <Purtroppo Ti Amo di Federico Pacini, edito da Quinlan, che dedica tutto il suo amore alla sua Siena e dintorni, è un’altra occasione per parlare di come le nostre città possano essere spunto per l’arte anche lì dove crediamo ci sia solo miseria e degrado.

Con questa opera, Pacini, fotografo pluripremiato, ci mette davanti il non visto, quello che, normalmente, in una città non attira il nostro sguardo, anzi lo allontana. Ci sono cose nei nostri centri abitati che evitiamo di guardare, di posare l’occhio, eppure c’è un sottomondo, quasi un demimonde, che vive, brulica sotto il nostro sguardo che finisce, come sempre, per stereotipare la città. Provate a chiedere ad uno straniero cos’è per lui l’Italia. La risposta sarà sempre la più scontata: pasta, mandolino ecc… Le foto che un turista si porta a casa del luogo che visita sono sempre le stesse: le mani che reggono la Torre di Pisa, se si è fortunati in mezzo all’acqua alta sotto el Paron de Casa e via discorrendo.

A darci la possibilità di guardare oltre ci pensa con le sue fotografie proprio Federico Pacini, che struttura un libro che procede per contrapposizioni e accumulo, suggerisce e suggestiona. Evoca una città lontana dalla modernità che emoziona e fa pensare, che fa tornare alla mente un mondo passato eppure presente che vive e convive con noi, ma che, purtroppo, il più delle volte, neghiamo che esista.

Purtroppo Ti Amo è anche un libro fortemente meta fotografico che ci porta la fotografia nella fotografia, nei riflessi delle vetrine, dei quadri, ma anche degli occhi e del cuore, riuscendo a smuovere in noi ricordi e la voglia di scoprire cio’ che è essenziale e, quindi, come diceva Antoine de Saint-Exupéry, invisibile agli occhi.

Abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere proprio con Federico Pacini, sentite cosa ci ha raccontato.

Sfogliando le foto si nota che l’ispirazione per il titolo del libro viene da un particolare murales. Ma per lei che significato ha la frase “purtroppo ti amo”?

La frase “Purtroppo ti amo” può essere analizzata secondo due precise accezioni:
La prima componente è legata al “purtroppo” che evidenzia un abbandono, un lasciarsi andare a qualcosa che ci parla e va, a volte, contrario alla nostra ragione.
La società è poco educata alle sensazioni che proviamo, che rimandano ad un luogo più nascosto.
Il ”purtroppo” apre un margine che vuole indagare quel luogo dove si manifesta l’abbandono ad un’energia generatrice
Non importa che sia un distributore di film pornografici o un ritratto in un supermercato, ciò che sta dentro la serie di immagini è importante: la percezione che si lascia all’osservatore.
La seconda componente è sicuramente ludica, se osserviamo diverse immagini nel libro vogliono raccontare questa componente.
Questo non significa solo di derisione: tutt’altro, vuole raccontare l’innocenza come percorso di acquisizione visuale, decostruzione nel vedere le cose: strumento del punto di vista.

Quando ci si trova davanti ad un libro di fotografie su una città,di solito ci si trova davanti una serie d’immagini che esaltano il luogo attraverso inquadrature particolari, dettagli, giochi di luce. Con la sua raccolta ci si trova prima spiazzati e poi piacevolmente sorpresi. Com’è gli è venuta l’idea di questo tipo di approccio e scelte?

Credo non ci sia una particolare idea ma semplicemente il mio punto di vista: ognuno ne ha uno, il problema, se cosi vogliamo definirlo, che molti hanno lo stesso.

La sua Siena e provincia diventano in qualche modo universali: si riconoscono, ma allo stesso tempo parlano del degrado e dei piccoli luoghi abbandonati comuni a molte città italiane. Si trova d’accordo?

No, non parlerei di abbandono ma di “non visto”. Mi annoia ciò che vediamo sempre e grazie al quale rendiamo “stereotipi” le città.
Venezia non è solo gondole e Piazza San Marco, Siena non è solo Piazza del campo o il Palio e cosi vià. Anzi queste città sono molto di più e fotografando Siena e Provincia spero di essere riuscito a testimoniarlo.
La città credo si manifesti con più sincerità nella negazione della sua “tipicità” (se per tipico intendiamo lo stereotipo che la storia, l’opinione pubblica ha manifestato).

Quando è nata la passione per la fotografia “urban”?

Da sempre, il paesaggio per me è un elemento impriscindibile nel descrivere la società.
Credo sia una forma di politica: il punto di vista sul paesaggio determina un pensiero di “Governance”.

Com’è stato scelto l’ordine delle fotografie e han per lei un significato particolare?

L’ordine e la scelta delle fotografie sono stati scelti dall’editore Roberto Maggiori e da me.
Maggiori è stata una figura fondamentale: ha dettato nella selezione (di fotografie ce ne erano molte ma molte di più) una linea abbastanza precisa che ho condiviso. Colgo l’occasione per ringraziarlo molto.

Ultima curiosità: chi sono le persone che si alternano in alcune fotografie?

Persone vicine e lontane.

Sara Prian

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