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La teologia cattolica stabilisce che il giudizio di Dio dopo la morte porta a tre stati: inferno, purgatorio o paradiso.
All’inferno precipitano coloro che nella vita si sono opposti alla volontà di Dio e sino all’ultimo hanno rifiutato di pentirsi.
In paradiso ascendono coloro che a prescindere dalla religione di appartenenza hanno amato il prossimo come se stessi.
Mentre in purgatorio, sorpresa delle sorprese, non ci finiscono unicamente i fedeli con qualche macchia di troppo, ma anche coloro che sono usciti dal confessionale pentiti ed assolti.

Purtroppo la predicazione moderna, veicolata in primis da papa Francesco, sottace agli ignari fedeli che il sacramento della riconciliazione (confessione) cancella le colpe, ma non le pene. Per i viventi, le pene possono venire scontate sulla terra con preghiere e penitenze, con opere di carità e con l’accettazione delle sofferenze della vita, mentre per i defunti (o meglio, le loro anime) le pene saranno espiate con il Purgatorio.

Contrariamente a quanto asserito in duemila anni di magistero cattolico, Bergoglio ha inaugurato il Giubileo della Misericordia con l’incredibile boutade “la misericordia va anteposta al giudizio”. Locuzione chiaramente finalizzata a far intendere ai fedeli che Dio cancella tutto “gratis”. Falso! A questo proposito, San Tommaso spiegò che “la misericordia senza la giustizia è il principio di ogni dissoluzione. Equivale a un pensare come eguali il malfattore e il santo, la vittima e il suo carnefice, il bene e il male. Una falsa carità che senza giustizia né giudizio assolve il colpevole e non gli impone alcuna pena, è il cuore di un’età anticristica”. E’ indubbio che stiamo vivendo tempi anticristici.
Papa Francesco, papa di questi tempi?

Gianni Toffali
18/12/2015

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