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Caro Natale
Ti voglio, o meglio, ti vorrei lasciare senza verbo. Come i rami dell’olmo nella nebbia: senza foglie. Odoroso d’inverno, anemico nel tonobulimico e afasico, nel dono.
Ti vorrei abbandonare là dopo averti accarezzato e aver colto nel passo il tuo sguardo smarrito.
Infila le pantofole che ho comprato per te son calde e leggermente deformate. infilale bene, se ti fanno male, sanno adattarsi alla vita normale.
Ancora non ti ho detto che non ti voglio coniugare non trovo le parole per spiegare l’augurio provvisorio del diletto, del già detto.
Son vuote le panchine questa sera, mangiano freddo, inghiottono chimera.
Eppure già lo sai caro Natale che la notte è lunga,è lunga e fa male.
Che ne sanno della sera le comete illuminate di rosso e di verdedi luci spericolate…
Che ne sa l’usignolo del loro canto silente
Come faccio a dirti che non ti posso coniugare che l’ora è tarda e tradita, ormai mi sei scomparso fra le dita.

Andreina Corso
25/12/2015

Riproduzione Riservata.

 

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