Morosini, il calciatore morto in campo, forse si poteva salvare: tre medici a giudizio

ultima modifica: 26/03/2014 ore 19:53

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L’ipotesi accusatoria consiste nel fatto che i medici avrebbero dovuto usare il defibrillatore semiautomatico, che si trovava disponibile allo stadio di Pescara, dove avvenne la disgrazia.

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I tre medici intervenuti a soccorrere Piermario Morosini, calciatore 24enne del Livorno, morto in campo il 14 aprile 2012 durante Pescara-Livorno, sono stati rinviati a giudizio.

Si tratta dei medici sociali delle due squadre, Manlio Porcellini del Livorno e Ernesto Sabatini del Pescara, e il medico del 118 in servizio quel giorno allo stadio Adriatico, Vito Molfese, tutti rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio colposo.


Il processo è fissato per il primo dicembre. Nella perizia presentata dai consulenti del gip si legge che i tre medici avrebbero dovuto usare il defibrillatore che «avrebbe dato qualche chance in più di sopravvivere» al calciatore. Si legge nel documento: «ciascuno dei medici intervenuti è chiamato a detenere, nel proprio patrimonio di conoscenza professionale, il valore insostituibile del defibrillatore semi-automatico nella diagnosi del ritmo sottostante e, in caso di fibrillazione ventricolare, il valore cruciale nell’influenzare le chance di sopravvivenza della vittima di collasso».

Paolo Pradolin

[26/03/2014]

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