Mestre, scoperta casa del sesso: boom di clienti ai tempi del covid

ultimo aggiornamento: 27/05/2020 ore 15:13

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Mestre, Quartiere Piave: Carabinieri scoprono casa del sesso “di massa”. Coppia cinese di sfruttatori scoperta, arrestata la tenutaria, denunciato un uomo.

La scoperta dei Carabinieri della Compagnia di Mestre che hanno, di fatto, smantellato l’attività della casa d’appuntamenti.

Arrestati e denunciati in stato di libertà rispettivamente due cittadini cinesi, la 35enne Y.X. ed il 42enne C.B., per sfruttamento della prostituzione. L’attività era in piedi almeno a partire dall’anno 2019. Vittime un gruppo di giovani donne loro connazionali.

L’indagine, nata nel novembre 2019 e quindi alle porte del noto “lockdown”, è scaturita da alcuni accertamenti svolti dai Carabinieri della Sezione Operativa N.O.R.M. – Compagnia di Mestre, assieme ad altre attività tutte volte a ripristinare la legalità ove necessario a Mestre.

Gli accertamenti si sono incentrati anche su siti internet e pagine/chat sui social network, che pubblicizzavano appuntamenti a Mestre, zona via Piave – Felisati, offrendo rapporti sessuali a pagamento di qualsiasi tipo con giovani donne, rendendo particolarmente facile contattare un numero di cellulare palesemente indicato.

Proprio dall’esame dell’utenza i Carabinieri hanno individuato un appartamento nel centro, in zona strategica, al centro di traffici telefonici e di persone.

Quello che ne è emerso pur nel breve periodo sotto esame è stato qualcosa di sconcertante. All’interno della casa di appuntamento alcune giovani ragazze cinesi venivano infatti costrette ad avere rapporti sessuali a pagamento gestiti dai loro aguzzini con diversi clienti.

Semplice la dinamica: il frequentatore in cerca di avventure erotiche, dopo aver annotato il numero di telefono pubblicizzato, contattava l’utenza e dall’altra parte rispondeva sempre la stessa maitresse, la quale teneva i primi contatti per verificarne l’attendibilità, concordare le modalità della prestazione, il prezzo ed eventuali richieste particolari.

Il secondo step era l’attivazione della squillo che di lì a poco il cliente avrebbe incontrato con la conferma dei dettagli e del prezzo concordato.

le prestazioni avevano un tariffario variegato per “tutte le tasche”, a partire da 50 euro che arrivavano anche a 500 per richieste particolari, il tutto organizzato nei minimi dettagli.

Ma quello che è risultato sconcertante è il numero di clienti che la casa era in grado di accontentare, un numero solo leggermente scalfito dalle restrizioni dovute all’emergenza epidemiologica.

Gli investigatori hanno accertato che nel corso di una giornata si giungeva al transito di oltre 25 clienti, cifra che cresceva inesorabilmente con la maggiore possibilità di spostamento anche da altre province.

L’intensa attività è risultata gestita dalla donna arrestata.

All’interno della casa di appuntamento le giovani prostitute cinesi venivano costrette quotidianamente ad una vita di sfruttamento e rapporti sessuali con infiniti clienti, dai ragazzini agli anziani, tutti di qualsiasi estrazione sociale.

Alla fine, le tracce sui social hanno indicato ai Carabinieri i dettagli e i luogo degli appuntamenti.

L’attività di indagine successiva ha poi consentito di delineare le modalità degli incontri e la struttura predisposta della matrona con le giovani prostitute alle sue dipendenze.

Gli inquirenti sospettano che quello scoperto fosse un vero e proprio market del sesso a basso costo ed immediato, che prosperava con lo sfruttamento di giovani ragazze cinesi costrette alla prostituzione dai loro stessi connazionali, in cambio di una sistemazione dignitosa e del minimo indispensabile per la sopravvivenza. L’attività, però, garantiva una fiorente attività con introiti da capogiro.

Solo nel corso dell’ultimo intervento, avvenuto lunedì, sono stati rinvenuti più di 8.000 Euro, possibile incasso del fine settimana.

Le indagini svolte dai Carabinieri, coordinate dalla Procura della Repubblica di Venezia, hanno quindi consentito di arrestare la donna accusata di avere il ruolo chiave e di far cessare l’affollato traffico di prestazioni sessuali.

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