Massimo Ferri: un artista bagnato dalla sorte

ultima modifica: 08/06/2010 ore 04:05

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[08/06] Massimo Ferri nasce a Casteldario (Mn) e attualmente risiede a Castiglione delle Stiviere (Mn). Inizia giovanissimo ad interessarsi di pittura, all'età  di 26 anni partecipa ad un concorso nazionale strappando il primo premio con un pezzo ad acquarello, procedimento che, al di la di relativi passaggi ad olio, diventerà  la sua passione e tecnica preferita.

Dal 1985 ad oggi ha esposto in oltre 60 mostre, tra personali e collettive importanti in Italia e all'estero, partecipando a 28 Concorsi nazionali ed internazionali sempre riscuotendo notevole successo di critica e di pubblico.

 

Ci interessiamo oggi del suo lavoro in occasione della sua terza personale nella Città  di adozione, presso il prestigioso Palazzo Pastore antica dimora nobiliare, sede di importanti avvenimenti artistico culturali.

Nel corpo di questa rassegna incontriamo molte opere nuove che ci danno la misura di una raggiunta maturità  il cui tramite gli permette di esplorare con perizia le difficili vie della pittura e della scultura ( di cui parleremo più avanti ) senza esitazioni formali, con impegno creativo e sostanza cromatica dalle personalissime cadenze.

In questo momento topico della sua carriera Venezia, suo soggetto preferito da sempre e insostituibile musa, non è più un banco di prova ma la conferma assoluta, imprescindibile  del suo saper "imprigionare" sul bianco foglio cartaceo l'anima stessa della Città  anadiomene, con la difficile arte dell'acquarello.

Coniugando un segno strutturale, analiticamente perfetto, ad un uso del colore e della luce, che soli appartengono al "....gioco di Fata Morgana ...." come cantava il grande Diego Valeri, Ferri ha saputo estrapolare tutta l'umanità  di questa realtà  galleggiante sopravvissuta alla propria storia. I segreti pertuggi veneziani: stretti rii, ignoti campielli, sottarcate di ponti antichi i cui gradini sono stati calpestati dalle genti di tutto il mondo, sono visti  e declinati dall'Artista con una vivacità  scenografica a volte drammatica nel suo respiro chiaroscurale che si apre improvvisamente all'abbraccio vivificante di una luce abbacinante la quale, a sua volta, va a dissolversi sul filo di una linea aerea zigzagante.

Sorprende, ancora, una limpidezza cromatica che attraversa tutta la composizione in cui la ricchezza dei primi piani si scioglie nelle lontane modulazioni delle ombreggiature  colorate trasparenti e fedeli al vero. Qui l'immagine appare come pulita da un lavacro pluviale che la rende liquida come cristallo fuso, sulle cui superfici la luce gioca con effetti di smalto e trasparenze preziose eredi di antichi mosaici bisantini.

Nei primi anni 2000 Ferri sente la necessità  di misurarsi con se stesso, ancora una volta, rivolgendosi alla realizzazione di opere plastiche. Nascono minuziosi ritratti dei genitori a cui fanno seguito deliziose riproduzioni di imbarcazioni tipicamente veneziane dense di una poesia formale e di un riporto nostalgico per momenti storici e mestieri oramai scomparsi.
In questi lavori la creta appare come plasmata idealmente e la successiva fusione in bronzo dona ai lavori di questo eclettico artista una concretezza ricca di un afflato spirituale che volge la materia al dissolvimento mistico.

Artista autentico, dunque, Massimo Ferri che si immerge nella natura, consapevole che tale entità  e tutto ciò che ci rimane per poter ancora sperare in un riscatto morale, che ama visceralmente Venezia al punto di sentirsene figlio, sperando di essere accolto nel "sacro" sodalizio dei grandi del passato che della nostra Città  hanno lasciato testimonianze in grado di incidere tracce indelebili nella storia del mondo dell'Arte.

Ritroveremo presto Ferri a Venezia, dove peraltro ha già  esposto varie volte, con i suoi lavori capaci di deliziarci gli occhi e l'animo per quel tanto che di veneziano contengono in termini visivi e animistici.

Giorgio Pilla - Critico d'Arte

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