L’incidente, il giorno dopo. Indagini, pareri, testimonianze e i presunti ritardi nei soccorsi

ultimo aggiornamento: 07/08/2018 ore 07:39

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Barca rovesciata in Canale della Giudecca: multa e sequestro del mezzo

Venezia funestata da incidenti nautici in queste calde giornate d’estate, che alla fine assomigliano ad un bollettino di guerra: tre morti e una decina di feriti.

Sono due gli incidenti nautici maggiori che hanno soprattutto trasformato in tragedia il primo sabato di vacanze d’agosto nella Laguna. Due episodi differenti, nei quali tuttavia si potrebbe distinguere la comune matrice della forte velocità delle barche e la scarsa osservanza delle regole di navigazione che hanno probabilmente influito in modo determinante.

Nel primo schianto, quello tra un motoscafo e un barchino, hanno perso la vita due amici veneziani con la passione per la pesca, Renzo Rossi e Natalino Gavagnin.

Il buio, pare la forte velocità, o una distrazione fatale hanno causato questo ennesimo incidente nelle acque del canale di San Nicolò, vicino al Lido di Venezia.

Rossi e Gavagnin, residenti nel sestiere di Castello, erano usciti venerdì sera con il ‘barchino’ per una battuta di pesca; improvvisamente, intorno alle 23.30, su di loro è piombato uno scafo, forse a velocità eccessiva, con a bordo 4 giovani veneziani, due ragazzi e due ragazze, provenienti da una serata in una delle isole della Laguna settentrionale.

La dinamica dell’incidente è ancora allo studio dell’autorità competente e qualche particolare deve essere ancora chiarito, come quello, fondamentale, delle luci di segnalazione. Oppure quello che propone due versioni sulla barca dei pescatori: era ferma o stava procedendo in direzione opposta del motoscafo che sopraggiungeva?

Quella che potrebbe essere verosimilmente riscontrata presto (dai rilievi dei danni e dalle ferite delle vittime) è l’ipotesi per cui il motoscafo che arrivava avrebbe scavalcato la barca dei pescatori atterrandoci sopra creando una sorta di effetto “sega circolare” con la velocità dell’elica.

Si tratta, al momento, di una ipotesi appunto, ma che potrebbe spiegare le ferite delle povere vittime.
Rossi ha riportato un’impressionante ferita alla schiena, mentre Gavagnin è stato ritrovato con uno squarcio sulla fronte.

La chiamata di soccorso di un testimone che si trovava poco lontano è giunta subito alla Capitaneria di Porto, che ha fatto confluire sul posto unità delle forze di Polizia, Vigili del fuoco e 118.

Una denuncia sarebbe stata presentata anche per il tempo dei soccorsi sanitari. Non per quelli di intervento (velocissimi), bensì per quelli di risposta alla chiamata. Pare infatti che il telefono del 118 abbia squillato a lungo senza che nessuno rispondesse. “Non so la differenza di quei minuti avrebbe permesso di salvare qualcuno – racconta il testimone – so solo che nessuno può dire il contrario”.

L’Ulss ha precisato che i tempi sono stati tempestivi (sono registrati) tra partenza, arrivo, e rientro, ed è senz’altro vero. Sembra dimenticare, però, di citare quelli, altrettanto importanti, dal momento in cui il telefono squilla la prima volta al momento in cui qualcuno dice “Pronto..?”.

Renzo Rossi, in gravissime condizioni, è stato subito recuperato dai soccorritori, ancora respirava, ma è deceduto all’arrivo all’ospedale Santi Giovanni e Paolo.

Il corpo di Gavagnin, evidentemente tramortito e in stato di incoscienza, è stato invece portato via dalla corrente, e recuperato alle 1.25 nella darsena dell’isola di Sant’Elena, vicino al Collegio navale Morosini.

I quattro occupanti della barca investitrice sono stati trasportati a loro volta dalle forze dell’ordine all’ospedale, dove sono stati medicati per lievi escoriazioni e poi dimessi. Sono stati anche sottoposti all’alcoltest, dal quale però non sarebbero emersi valori oltre la norma, e dopo aver reso le dichiarazioni spontanee di rito sono stati rilasciati.

Spetterà alla Capitaneria di Porto – competente sul canale, che appartiene al Demanio marittimo – accertare oltre alla dinamica precisa, la presenza o meno di luci di segnalazione a bordo delle due barche, e l’esatta velocità dello scafo.

Non erano trascorse neanche 24 ore, e nella Laguna Sud, tra le località di Giare di Mira e Valle Averto, dove sorge un’oasi naturalistica del Wwf, è avvenuto il secondo incidente mortale.

Un barchino con diverse persone a bordo (almeno 5) si è rovesciato nella calma piatta della laguna, probabilmente a causa di un’onda.

Un 76enne, di Campagna Lupia (Venezia), è finito in acqua, e quando è stato recuperato dai soccorritori per lui non c’era più nulla da fare.

Sbalzati in laguna altri 4 occupanti della piccola imbarcazione, tra cui il nipote del 76enne; hanno riportato solo ferite lievi. Le indagini dei Carabinieri dovranno accertare se l’onda sia stata provocata da un altro natante che transitava nei paraggi.

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