COMMENTA QUESTO FATTO
 

Tosiani in Regione: "I conti della Sanità Veneta non tornano"
Sono una cittadina della provincia di Venezia, da qualche anno residente a Marcon, che ha
avuto alcune occasioni di recarsi al Pronto Soccorso per problemi piuttosto urgenti e
rilevanti. Qualche giorno fa, sfortunatamente, è stata la volta di mia figlia ad aver necessità di
ricorrere al Pronto soccorso dell’ospedale all’Angelo.

Ritengo che coloro che si recano in tali strutture siano persone che hanno veramente bisogno di aiuto medico, almeno nella stragrande maggioranza dei casi: non ci si va di certo per ammazzare il tempo o per fare due chiacchiere.

Vorrei ricordare ai vari dirigenti che si avvicendano alla guida di quelle strutture e che sovrintendono alle riforme sanitarie del settore e che si sbracciano tanto per “dare” i numeri della nostra Sanità che sulla salute, sullo stato di bisogno, sulle derive psicologiche di tutte le persone che si rivolgono con urgenza alle strutture sanitarie (soprattutto in regime di pronto soccorso) non si può speculare!

Infatti, se l’offerta di posti letto è minore del 25-30% rispetto alla reale necessità, è chiaro
che non ci siamo proprio. I malati non sono numeri, né protocolli ma persone che meritano attenzione, comprensione, rispetto e cure che, nella maggior parte dei casi, è proprio quello
che si trova all’interno delle strutture, grazie alla buona volontà e alla perseveranza di chi lavora “sul campo”, nonostante ci sia spesso e volentieri una bolgia infernale dovuta alla sempre
più estrema riduzione di risorse e di personale.

Negli ultimi giorni la cosa si è palesata in modo particolarmente drammatico, tanto che se qualcuno fosse passato dal Pronto soccorso ospedaliero per rendersi conto della situazione avrebbe avuto l’impressione di trovarsi in una fiction (tipo ER) con le esagerazioni del caso.

Purtroppo invece è una dolorosa realtà: al benessere dei pazienti/utenti della nostra Sanità si preferisce anteporre budget e obiettivi di bilancio.

Voglio spendere però due parole su medici e personale infermieristico che – salvo rare eccezioni – sono sempre risultati gentili e competenti, correndo come trottole avanti ed indietro tutto il santo giorno (e la notte) ma purtroppo, nonostante siano bravissimi, sono sempre troppo pochi per le reali necessità e per le continue emergenze.

Per questo è doveroso porsi una domanda: con turni e orari di lavoro massacranti, trovandosi sempre sotto pressione, non sarà sempre più probabile che ci possa scappare qualche errore? In quel caso, sia chiaro che gli unici responsabili sarebbero i vari dirigenti che stabiliscono turni e personale e assegnano risorse con l’unico scopo di risparmiare e raggiungere obbiettivi di produttività ma senza considerare che un’Ulss (che ringrazio sempre perché mi informa di quanto le sono costata per le sue cure…) non può essere considerata un’azienda normale perché il suo “prodotto” consiste in indispensabili servizi (spesso vitali) a persone in difficoltà.

Antonia Parmesan
Marcon

Riproduzione Riservata.

 

Lascia un commento alla notizia che hai appena letto (nessuna registrazione necessaria)

Please enter your comment!
Please enter your name here