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sabato 27 Novembre 2021

Legge Sostegni, i provvedimenti

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Legge Sostegni: provvedimenti per oltre 32 miliardi di aiuti e Draghi che rilancia sulla campagna di vaccinazione che deve ripartire più in fretta e corposa che mai (il premier si farà Astrazeneca). Poi il braccio di ferro in Consiglio dei ministri, l’unico, sulla riapertura della scuola.
Andiamo con ordine.
Arriva dunque il via libera al decreto legge Sostegni da 32 miliardi di euro. Sono fondi che serviranno per accelerare la campagna vaccinale, per dare un po’ di ossigeno alle imprese e alle famiglie finite nella morsa del Covid e combattere la vecchia e nuova povertà. Mario Draghi riconosce: si tratta di una “risposta parziale ma è il massimo che abbiamo potuto fare all’interno di questo stanziamento”, dice aprendo la sua prima conferenza stampa e annunciando che i pagamenti partiranno dall’8 aprile mettendo in circolo 11 miliardi di euro.
Rimasta in stand by per mesi a causa della crisi di governo, questa prima tranche di risorse viene messa in campo nella consapevolezza che serviranno altri soldi. Una nuova richiesta di extra deficit è già nel conto “a aprile”, conferma il premier. La quantificazione è ancora da definire, spiega: occorrerà prima vedere l’andamento dei parametri economici e dei contagi.

Nel giorno in cui riprendono le vaccinazioni Astrazeneca Draghi difende la scelta della sospensione (“Mettetevi nei miei panni, che avreste fatto?”) e assicura che non avrà impatto sulla campagna vaccinale.
Poi non si sottrae a una domanda personale: non si è ancora prenotato ma farà proprio quello dell’azienda biofarmaceutica anglo-svedese, che ha già fatto il figlio in Inghilterra. “Nessuna preoccupazione, nessun dubbio”, assicura.
Più in generale, il premier mostra ottimismo e conta di arrivare ad aprile a “500mila vaccinazioni al giorno” e poi a maggio e giugno di aumentare ancora. Accelerare la campagna è talmente importante che occorre “essere pratici” e quindi anche in Europa “si cerca di stare insieme” ma se il coordinamento europeo non funziona bisogna andare per conto proprio”, chiarisce spiegando che l’Italia è anche pronta a comprare il vaccino russo Sputnik.
Poi la scuola, che in questi giorni ha chiuso in quasi tutto il Paese: “sarà la prima a riaprire quando la situazione dei contagi lo permetterà”. Almeno per i più piccoli, fino alla prima media. Il presidente del Consiglio risponde per la prima volta a domande dal suo insediamento. Spiega che il governo sarà in carica “finché lo deciderà il Parlamento” ma che intanto cerca di fare “il più possibile e il più rapidamente possibile”. Il consenso personale? “Spero che le delusioni future non siano pari alle aspettative attuali”, risponde con una battuta.

Draghi si mostra soddisfatto di aver governato il primo Consiglio dei ministri davvero politico del suo mandato, segnato dalla battaglia della Lega, in asse con Fi e parte del M5s, per la cancellazione delle cartelle: “Bisogna capire a quali bandiere identitarie si può rinunciare senza fare un danno alla propria identità e all’Italia”, commenta tranchant a chi gli domanda delle divergenze. Anche sul Mes dice che per ora “non è prioritario” chiedere i fondi ma se serviranno per la sanità lo si valuterà. Rispetto a tutti gli interlocutori invoca spirito unitario, ma non risparmia giudizi netti, come quando dice che è sbagliato che le regioni vadano “in ordine sparso” sui vaccini ma aggiunge che con i governatori c’è collaborazione. E anche sull’Europa e i vaccini, commenta che qualcosa non è andato nella gestione dei contratti, ma ammette che giudicare a posteriori è più facile.
L’intesa sul primo provvedimento economico del governo viene raggiunta dopo un lungo braccio di ferro sullo stralcio delle cartelle: il Cdm in programma per le 15 inizia con tre ore e mezzo di ritardo, occorre prima una riunione ristretta per trovare una sintesi. La Lega alza la posta, minaccia di non partecipare al Consiglio dei ministri. Ma anche il Pd fa sentire la sua voce, chiedendo interventi “chirurgici”, a cui si aggiunge la contrarietà di Leu che parla del rischio di un “condono tombale”. Sul tavolo la soglia delle cartelle e la platea a cui la misura deve essere destinata: il tetto viene fissato a 5mila euro, vale per quelle tra il 2000 e il 2010 (anziché 2015) ma solo per i redditi fino a 30mila euro. Il partito di Matteo Salvini che avrebbe voluto maglie più larghe incassa la promessa di una futura riforma della riscossione. “E’ in effetti un condono – dice Draghi – ma contenuto” e con i paletti fissati aiuta a smaltire “milioni di cartelle che non si riescono a esigere” e al contempo di continuare con la lotta all’evasione. Ciò che è certo è che “questo è un anno in cui non si chiedono soldi, si danno soldi, verrà il momento di guardare al debito ma non è questo il momento di pensare al Patto di stabilità”, dice ancora Draghi.

» Il comunicato del Consiglio dei ministri

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