La morte di Pateh, suicidio ma si indagano responsabilità

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La morte di Pateh, suicidio ma si indagano responsabilità

La morte di Pateh, suicidio ma si indagano responsabilità

Sulla morte di Pateh Sabally, il giovane gambiano affogato nel Canal Grande, molto si è detto, letto e visto, ma le indagini in corso che riguardano la “vicenda”, le modalità e le eventuali responsabilità, sembrano orientarsi verso una verifica puntuale e necessaria.
La chiarezza è richiamata anche dall’Assessora ai Lavori Pubblici del Comune, Francesca Zaccariotto, che non ha mancato di sottolineare che “questa morte non assomiglia ad un naufragio, ed è avvenuta davanti a centinaia di persone, in gran parte spettatrici di quel fatto sconcertante”.

Avvisi di garanzia nei confronti di marinai Actv, non ne sono arrivati, gli stessi hanno dichiarato di aver agito in piena coscienza, di aver tentato ripetutamente di gettare in canale i salvagente e le corde, ma Pateh non si è aggrappato, o forse non ne ha avuto la forza. Nessun avviso neppure per chi si trovava sulla riva, né nei confronti di chi, con il telefonino in mano, pronunciava frasi deliranti e trasmetteva immagini sul web: non si sa se quelle persone sono state individuate e richiamate da chi di dovere.

Un bagnino, secondo le notizie riportate dal Corriere del Veneto, e confermate da Dino Basso, direttore della Sezione Mestrina della Società Nazionale di Salvataggio, stava gettandosi in acqua, ma poi ha desistito perché il corpo non si vedeva più.

Quel che è certo riguarda l’indagine che stanno svolgendo il sostituto procuratore Massimo Michelozzi e il procuratore aggiunto Adelchi D’Ippolito, che ha aperto un capitolo delicato nei confronti di un veneziano trentacinquenne, che pare si trovasse alla guida di un taxi navetta cabinato del Casinò. Sembra esista un video che ritrae gli spostamenti del giovane indagato per (eventuale) omissione di soccorso, che tramite il suo avvocato Jacopo Molina, ha fatto sapere di non aver visto niente, che non si è accorto di quel che stava succedendo, anche a causa del traffico acqueo, che in quella zona poco distante da Piazzale Roma, è sempre particolarmente intenso.

In tal senso e per attestare la veridicità della versione del taxista del Casinò, lo stesso avvocato ha richiesto una perizia navale tecnica che sarà effettuata da Alfonso Morisieri e avrà il compito di ricostruire i passaggi, le modalità e i tempi del percorso Casinò – Piazzale Roma. La cautela è dovuta e d’obbligo in circostanze tanto delicate.

Andreina Corso


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