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sabato 16 Ottobre 2021

La Francia e i terroristi: è la storia che presenta il conto

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La Storia ha presentato il conto al passato e la Francia di conseguenza ha permesso l’arresto di sette ex terroristi che vivono a Parigi da quarant’anni in clandestinità, in quanto Il ministro Mitterand in quel tempo, offriva asilo agli ex brigatisti, ma non a quelli ricercati per reati di sangue”.
L’idea di fondo della misura dell’ex Presidente francese, non riguardava la complicità con i terroristi, ma era quella di favorire la pace civile e di concedere agli esiliati politici italiani in territorio francese l’amnistia che il governo di Roma non voleva riconoscer loro. La dottrina Mitterand però, ‘non doveva coprire chi avesse le mani sporche di sangue’.
Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha espresso soddisfazione per la decisione del governo francese di avviare le procedure giudiziarie nei confronti dei responsabili dei crimini che sono ancora vivi nella coscienza degli italiani e che oggi rinnovano il turbamento di quelle generazioni che hanno vissuto e pagato il prezzo della lotta armata.
Quegli anni, definiti di piombo, quel tempo depositato nella sofferenza dei familiari delle vittime, oggi, alla luce del provvedimento, si ritrovano a tu per tu con la loro memoria umana ma le loro parole non sono di odio, di risentimento, sono le parole come quelle del giornalista Mario Calabresi, figlio del commissario di Polizia ucciso in un agguato a Milano il 17 maggio 1972.
“Oggi – scrive Calabresi – è stato ristabilito un principio fondamentale: non devono esistere zone franche per chi ha ucciso. La giustizia è stata finalmente rispettata. Ma non riesco a provare soddisfazione nel vedere una persona vecchia e malata in carcere (Giorgio Pietrostefani), dopo così tanto tempo”.

La ministra della Giustizia Marta Cartabia considera: “Ha una portata storica la decisione della Francia, di rimuovere ogni ostacolo al giusto corso della Giustizia per una vicenda che è stata una ferita profonda nella storia italiana, per l’alto tributo di sangue versato e per l’attacco alle Istituzioni della Repubblica”.
E ringrazia il ministro della Giustizia francese Eric Dupond-Moretti, “che fin dal nostro primo incontro ha mostrato una particolare sensibilità verso questa pagina drammatica del nostro Paese e una determinata volontà di collaborazione. Nelle settimane appena trascorse – continua Cartabia – c’è stato un intenso scambio di contatti a vari livelli delle Istituzioni, che hanno permesso di raggiungere questo storico risultato”.
Il 10 maggio sarebbe intervenuta una nuova prescrizione a favore degli ex terroristi, ma il provvedimento odierno ne ha interrotto il corso.
“Non sete di vendetta, che non mi anima e spero non animi nessuno in questo Paese ma sete di chiarezza e di reale possibilità di riconciliazione”, così la ministra della Giustizia Marta Cartabia, parla dell’arresto in Francia di sette brigatisti su Repubblica e sul Corriere della Sera.
“Per la prima volta, la richiesta italiana di estradizione è stata riportata nell’alveo corretto dell’amministrazione della giustizia. Ossia, dopo quasi quaranta anni, la Francia ha compreso appieno quale ferita abbia subito l’Italia negli anni di piombo e per la prima volta ha rimosso gli ostacoli politici, legati alla dottrina Mitterand, trasmettendo le domande di estradizione alle autorità giudiziarie, affinché la giustizia segua il proprio corso”, ha spiegato la Guardasigilli.

Ma anche a distanza di quarant’ anni, dice la ministra, «nessun ordinamento giuridico può permettersi che una pagina così lacerante della storia nazionale resti nell’ambiguità, e resti irrisolta. La storia offre numerosi esempi di giudizi celebrati e di vicende giudiziarie portati a compimento a molti anni di distanza. La nostra volontà di riproporre la richiesta delle estradizioni non risponde nel modo più assoluto a una sete di vendetta, che mi è estranea, ma a un imperioso bisogno di chiarezza, fondamento di ogni reale possibilità di rieducazione, riconciliazione e riparazione, fini ultimi e imprescindibili della pena».
Ma, continua ancora, «qualunque processo di rieducazione e anche di riconciliazione personale e sociale, specie dopo lacerazioni particolarmente profonde, non può non partire dal riconoscimento di ciò che è accaduto e da un’assunzione chiara di responsabilità. Non a caso, in Sud Africa, dopo l’Apartheid, è stata costituita una commissione denominata “verità e riconciliazione”. Questo è forse il primo rilevante esempio di giustizia riparativa, che tra l’altro ha ispirato un analogo percorso qui in Italia tra protagonisti della lotta armata e i familiari delle vittime».

Andreina Corso

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Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Cura gli approfondimenti, è giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.

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