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Infermiera veneziana fa intervento per dimagrire: è in coma. I medici: fatto il possibile

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salma attende sepoltura da un anno e mezzo

Un intervento, che comunque non è mai banale, per dimagrire, perdere peso. Poi le complicazioni, un altro intervento, poi un altro ancora, ora si parla di setticemia.
L’infermiera veneziana che si era sottoposta ad un’operazione chirurgica per dimagrire ora è ricoverata in Terapia intensiva, sta lottando tra la vita e la morte.

La storia è così drammatica e imprevista che è lo stesso governatore Luca Zaia a chiedere spiegazioni alla direzione generale dell’Azienda ospedaliera di Padova, teatro della vicenda dell’infermiera veneziana.

Lei ha 55 anni, per trenta si è occupata di lavoro nella sanità. Una vita sana ma in lotta continua contro i problemi di peso molto seri. Finchè, dopo aver provato ogni altro tentativo, lo scorso 26 ottobre si è decisa di sottoporsi alla riduzione dello stomaco nella Clinica chirurgica I di Padova.

L’intervento in Day Surgery sembrava riuscito e dopo tre giorni la paziente è stata dimessa. A casa, però, ha cominciato a stare male, la febbre era arrivata a 40, è stata quindi riportata in Chirurgia I di Padova.

Alla donna viene applicato un drenaggio transcutaneo, vengono somministrati antibiotici ma la situazione non migliora e anzi, alla fine di novembre, precipita. Si parla di peritonite. La donna rientra così in sala operatoria l’11 dicembre per poi passare in Terapia intensiva, dov’è rimasta fino al 30.

Il marito riferisce di aver avuto sempre scarse informazioni, al punto da chiamare, disperato, il presidente Zaia, che ha sollecitato subito la direzione ad intervenire. Il marito infatti il 27 dicembre viene convocato dal direttore sanitario Gianluigi Scannapieco, che gli comunica di aver attivato una commissione medica per valutare il da farsi.

La situazione pare poi migliorare, la febbre si abbassa e la donna riprende a mangiare e a parlare. Improvvisamente, il 4 gennaio è arrivata una telefonata dal reparto: abbiamo operato la signora e adesso è in Terapia intensiva». Maria ha fatto un’altra peritonite e stavolta ad operarla è stato il professor Donato Nitti, stimato primario, nome molto noto anche fuori dall’Italia, che ha ripulito la parte infetta.

«Purtroppo è vero, il calvario della paziente è iniziato con l’intervento di asportazione di una parte dello stomaco, trattamento necessario su un grande obeso patologico — conferma Nitti —. Ne abbiamo eseguiti 400 e sono andati tutti bene, solo nell’1% dei casi possono insorgere complicanze e la più frequente è una fistola nella zona di sutura. C’è scritto nel consenso informato che facciamo firmare al paziente prima dell’operazione. Ora la signora è in prognosi riservata e io mi rendo conto del dramma che sta vivendo la famiglia, sconvolta nel vederla in Rianimazione per una patologia di partenza che era benigna. Riconosco che probabilmente non c’è stata una corretta informazione al marito, al quale però la stessa degente ci aveva chiesto di non riferire tutto, per non preoccuparlo eccessivamente. Giustifico la rabbia dell’uomo, ma non la sua sfiducia nei nostri confronti: noi abbiamo fatto veramente di tutto per la moglie, che non è mai stata abbandonata».

Il marito ha comunque presentato un esposto alla polizia dell’ospedale e una relazione alla direzione sanitaria, secondo il quale il caso è stato trattato con negligenza e superficialità «Non è possibile ridurre in fin di vita una persona per un intervento che ci è stato consigliato e non mi accontento delle statistiche che continuano a snocciolarmi, hanno distrutto una famiglia e nessuno ha chiesto scusa.» ha detto.

Paolo Pradolin

[08/01/2014]

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