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Il Veneto ora rischia l’arancione

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Il Veneto ora rischia l’arancione: gli ospedali sono quasi al limite, ma è ancora la soglia dei ricoveri Covid in area medica, al 25%, a tenere il Veneto in area gialla. Se però il trend delle ospedalizzazioni non si ferma il passaggio in arancione – con le restrizioni conseguenti – potrebbe essere dietro l’angolo.

L’ha fatto capire senza giri di parole il governatore Luca Zaia nel consueto punto stampa sul Coronavirus. La giornata si è aperta con dati sul contagio meno pesanti rispetto ai bollettini degli ultimi giorni: 17.956 nuovi casi di positività nelle ultime 24 ore, con un’incidenza dell’11,71% su 153.357 tamponi.

Drammatico invece il conteggio delle vittime, 38 in un solo giorno. Numeri che aggiornano a 830.517 il totale degli infetti dall’inizio della pandemia, e a 12.659 quello dei decessi. In crescita sono anche i ricoverati: 1.808 pazienti (+32) Covid, dei quali 1.602 (+36) in area non critica e 206 (-4) in terapia intensiva.

Il punto della situazione l’ha fatto il governatore. Il Veneto presenta adesso un Rt di 1,34, un’occupazione di malati in area medica del 25% e in terapia intensiva del 20%. “I dati epidemiologici – ha spiegato – ci dicono che non saremmo in area arancione. Ma quello della terapia intensiva, 20% , è un dato da zona arancione. In area medica ci mancano 5 punti. Se però il trend continua come in questa settimana c’è il rischio di avvicinarci all’arancione”.

L’analisi si è spostata quindi sulle vaccinazioni – “ormai facciamo 50mila somministrazioni al giorno” – e sull’efficacia della terza dose: ” la booster sta funzionando – ha detto Zaia – siamo a 2.167.00 dosi somministrate. Funziona e lo vediamo nell’inversione che sta avvenendo nelle terapie intensive. Nei primi 13 giorni di gennaio abbiamo avuto +41% di presenze di non vaccinati nelle terapie intensive rispetto al mese precedente, e -8% invece di vaccinati”. “Se togliessimo i non vaccinati dalle intensive – ha aggiunto – il Veneto sarebbe in zona bianca; avremmo solo 42 pazienti vaccinati ricoverati in intensiva, visto che i non vaccinati sono oltre l’80% dei ricoverati in questo reparto”.

Un appello poi alle persone che si convincono di potersi curare da soli: “sbagliano quelli che pensano che ci si cura a casa, da soli – ha detto Zaia – Abbiamo pazienti che arrivano in ospedale all’ultimo istante. E il 25% perde la vita in terapia intensiva”.

Quando alle vaccinazioni pediatriche, il 25,5% dei bambini nella fascia d’età 5-11 anni ha già ricevuto la somministrazione del siero contro il Covid. Nel fine settimana le Ulss del Veneto riproporranno per le famiglie dei ragazzi l’open day vaccinale, ad accesso diretto. Intanto arriva dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) la scoperta in Veneto di due casi di co-infezione Delta e Omicron, appartenenti a un paziente residente in provincia di Padova e uomo della provincia di Trento. “Effettivamente nel sequenziamento si trovano sia le mutazioni della variante Delta che quelle della Omicron – spiega Antonia Ricci, direttore generale dello Zooprofilattico – ma questo non è dovuto alla presenza di una nuova variante bensì alla presenza contemporanea sia della Delta che della Omicron”.

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