All’Hotel Ca’ Sagredo l’evento più piccante del Carnevale di Venezia

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Vittoria Risi, affermata attrice hard ma non solo. Pittrice emozionale, oggi novella attrice di teatro e molto ancora, arriverà a Venezia per rappresentare la maschera più antica della storia dell’uomo: la cortigiana.
L’Hotel Ca’ Sagredo ospiterà infatti l’evento più piccante del Carnevale di Venezia.

E quando le luci a Palazzo Sagredo si abbasseranno, da quel momento il gioco della seduzione avrà inizio. Bellissime donne, ventagli a coprire mezzo viso, cicisbei, cantanti, parrucche, seni generosi in bella mostra, sussurri, sospiri, profumi, minuetti. Sensualità e acume, eros e arte, nel mondo delle cortigiane proiettate nel XXI° secolo.

La rievocazione continua con il tenutario del Casin dei Nobili, che assieme ai cicisbei condurrà nelle stanze più intime e nei morbidi salotti delle leziose fanciulle.

Questo e molto altro sarà il Gran Ballo delle Cortigiane, un evento unico che avrà luogo a Ca’
Sagredo nel giorno clou del carnevale di Venezia, giovedì 28 febbraio.

L’hotel esclusivo nel cuore di Venezia, che trova spazio tra le mura di uno splendido palazzo del 1400, con affaccio sul Canal Grande, dove a farla da padrone sono stucchi, putti, scaloni, pavimenti alla veneziana, opere d’arte, ospita una serata in grado di riportare gli ospiti a una Venezia di altri tempi, una Venezia piccante e ammaliante, nel pieno della sua seduzione.

Vittoria Risi testimonial di una serata senza scaletta, solo libertà. Libertà di iniziare la cena con un dolce al cioccolato e un distillato e magari concluderla con una tartare di pesce crudo
e prosecco. Cena, giochi, balli, all’insegna dell’erotismo. Dietro la maschera potrà nascondersi un nobile oppure un contadino. Dame e cavalieri dovranno fare attenzione in questo gioco di ambiguità e travestimenti.

L’evento
La vita di una cortigiana in ogni suo istante: il risveglio, il trucco, la vestizione, il mercato, i balli, il gioco, l’eros, diventeranno momenti di pura emozione, vissuti da dame e cavalieri ospiti del ballo. Le dame potranno truccarsi, vestirsi, assistite da leziosi cicisbei.
Proveranno profumi ed essenze orientali che troveranno al mercato. Gli uomini potranno creare delle maschere da regalare alle dame, o splendidi gioielli, coinvolti da furbi venditori. Si giocherà d’azzardo al “Casin dei Nobili”, dove gioco e sensualità si mescoleranno assieme, creando una formula magica di eros e azzardo. Il tenutario e i cicisbei insegneranno l’ars amatoria alle dame e ai cavalieri, per poi continuare il gioco della seduzione con la danza del minuetto, guidati da sapienti maestri, e infine perdersi tra i veli della danza del ventre.

Il palazzo sarà allestito con importanti scenografie: sarà ricostruita l’atmosfera dell’alcova e del mercato, oltre ai quartieri dove le meretrici esercitavano la loro attività. Ci sarà la stanza della magia, con la cartomante che predirrà il futuro, e la tenda del piacere dove mani misteriose e calde, le mani del peccato, aspetteranno le loro prede.

Le cortigiane a Venezia.
La loro attività era regolamentata dalla Serenissima. Le cortigiane potevano esercitare in precise zone di Venezia: vicino a Rialto nel quartiere cosiddetto “Castelletto” e alle Carampane. Dal famoso ponte de le Tette si affacciavano a seni scoperti per attirare la clientela. A loro era concesso di girare per la città solo il sabato e potevano esercitare la professione solo in queste zone pena la frusta.
Non solo il mestiere era redditizio per le casse della Serenissima, ma funzionava anche da deterrente contro l’omosessualità e quindi l’attività veniva in una certa maniera incentivata, o almeno non contrastata.
All’epoca, l’omosessualità era infatti molto diffusa e i colpevoli di sodomia venivano impiccati pubblicamente in piazza San Marco.

Il termine cortigiana deriva dalla parola corte: le cortigiane nel Rinascimento vivevano infatti alla corte e concedevano i loro favori non solo ai signori ma anche ai nobili che frequentavano l’ambiente.
Secondo il censimento del 1509, a Venezia c’erano più di 11mila cortigiane.
C’erano quelle “di lume” – ossia di basso rango, frequentate dai ceti sociali più bassi – e le cortigiane “honeste, donne belle e istruite, sapevano parlare più lingue e si accompagnavano a uomini illustri, tra cui letterati, nobili e magistrati della Repubblica. La più famosa cortigiana di Venezia fu Veronica Franco, nata nel 1546 da una famiglia borghese e famosa,
oltre che per la sua avvenenza, anche per il suo livello di istruzione: celebri sono
i suoi numerosi versi e poesie e i suoi salotti erano veri e propri circoli letterari. Tra le
sue frequentazioni, si ricorda Enrico Valois, figlio di Caterina de Medici a cui dedicò
anche dei sonetti.

Franco, la più famosa delle cortigiane veneziane, collezionò tra i suoi amanti più di un doge, oltre a Jacopo Robusti, il pittore noto con il soprannome Tintoretto.

Le cortigiane honeste avevano uno o più protettori, ricevevano regali, vestiti e vivevano in case lussuose, organizzavano feste e ricevimenti.
Spendevano molto nella cura della persona: avevano capelli chiari o rossi, sempre raccolti in belle acconciature, pompose gonne di raso, paggetti al seguito e zeppe alte anche 50 cm. Nei loro salotti, frequentati dalla nobiltà veneziani e straniera, si conversava di letteratura, poesia e arte.
Le cortigiane a lume, invece, vestivano con abiti maschili: camicie di tela, giubboni e calzoni. Vivevano in case misere e spesso erano vittime della sifilide.

A produrre l’evento è Alessandro Dal Pra, per anni organizzatore di grandi eventi a Venezia –
tra cui il l’intero Carnevale nel 2006 e nel 2007 – e oggi affermato professionista a servizio di
eventi nazionali e internazionali.

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