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[24/05] Una Legge vergognosa, che vuole limitare il diritto dei cittadini ad essere informati per proteggere la “casta” dei potenti di turno, e garantire loro l'impunità  a cui maggiormente ambiscono: il silenzio dell'informazione.
Sto parlando del Disegno di Legge Alfano, impropriamente conosciuto come Ddl intercettazioni, ma che in realtà  non si occupa soltanto di intercettazioni.

Il provvedimento in discussione in Commissione Giustizia al Senato prevede, infatti, l'introduzione di pesanti sanzioni economiche per gli editori, nonché sanzioni penali, ammende pecuniarie e sospensione dalla professione per i giornalisti che dovessero avere l'ardire di continuare a fare il proprio “mestiere”: cioè dare notizie ai propri lettori e telespettatori.
In particolare si vuole impedire la pubblicazione di tutte le notizie relative ad inchieste penali in corso prima dell'udienza preliminare. Il che significa, nei casi più complessi 4-5 anni e anche di più.

 

Nel momento in cui scrivo il testo definitivo non è stato ancora approvato integralmente. Ma, al di là  di qualche dettaglio in via di definizione, ciò che preoccupa è la “filosofia” che sottende a questa Legge, per approvare la quale i senatori si sono riuniti perfino di notte.

L'urgenza non è la crisi economica, le migliaia di aziende che chiudono e i tanti posti di lavoro a rischio, le famiglie che non arrivano a fine mese. L'urgenza per la maggioranza di governo è tappare la bocca ai giornalisti, per impedire loro di continuare a raccontare di ministri che si fanno regalare sontuosi appartamenti; di imprenditori che corrompono pubblici amministratori per aggiudicarsi appalti milionari; di malasanità ; di pedofilia e violenze sessuali; di truffe; di scandali nel mondo dell'economia e della finanza, di Calciopoli e dintorni.
I cittadini non devono sapere. Devono accontentarsi delle soft news che già  oggi “intossicano” i mezzi d'informazione togliendo spazio alle notizie serie, alle inchieste, agli approfondimenti, con la complicità  di troppi direttori ed editori che, all'informazione di qualità  preferiscono servizi sul matrimonio di qualche velina, oppure sul cappuccino più buono d'Italia (servizio a cui il Tg1 delle ore 20 ha dedicato ampio spazio), sicuramente meno scomodi...

La “casta” al potere vuole che i cittadini vivano nella completa ignoranza per poter continuare a fare i propri comodi; vuole far credere loro che va tutto bene. E continua a prenderli in giro dichiarando che con questa Legge si vuole solo tutelare la privacy. Senza precisare che la privacy da tutelare è quella di personaggi pubblici i quali, al contrario, dobrebbero garantire la massima trasparenza sul loro operato.
Intendiamoci: noi giornalisti abbiamo ecceduto pubblicando qualche intercettazione di troppo; coinvolgendo nelle cronache persone per la quali non vi era interesse pubblico. E su questo dobbiamo fare autocritica e impegnarci affinché ciò non accada più. Ma ciò non giustifica la censura che ora si vorrebbe imporre. E non si tratta di difendere un privilegio dei giornalisti: in ballo c'è un pezzo di democrazia.

Nei casi più complessi l'udienza preliminare arriva dopo anni: silenziare le cronache fino a quel momento, significherà  non poter sapere più nulla, o quasi. Delle indagini su Ustica, ad esempio, gli italiani sarebbero completamente all'oscuro con la nuova Legge, così come su tutte le altre stragi che hanno insanguinato l'Italia. Ma anche su terroristi e mafiosi. I cittadini non avrebbero saputo nulla sulla clinica degli orrori, sui crac Cirio e Parmalat, sulle maestre di Rignano, e neppure sul delitto di Jennifer, su Pietro Maso, sulle morti per amianto, sugli incidenti sul lavoro, soltanto per fare alcuni esempi.

Se passerà  la nuova Legge si potrà   continuare a scrivere soltanto degli sbarchi di poveri clandestini... Anzi, peggio. I potenti potranno decidere di utilizzare gli atti delle inchieste e le intercettazioni per attaccare gli avversari: grazie ai ricchi patrimoni di cui dispongono, infatti, non avranno difficoltà  ad accollarsi l'onere delle sanzioni previste.

Gli oltre sessanta giornalisti che siedono in Parlamento dovranno spiegare ai cittadini (e ai colleghi) il loro eventuale avallo a questa norma che vuole ridurre il diritto di cronaca; e come il loro voto possa conciliarsi con i principi e i valori del giornalismo e della libertà  di stampa.

I giornalisti si opporranno a questa Legge liberticida con tutte le iniziative possibili, anche scendendo in sciopero. Ma tutta la società  civile dovrebbe indignarsi di fronte a questo modo vergognoso in cui i cittadini vengono trattati dal potere. Ricordando anche quanto prevede l'articolo 54 della Costituzione, il quale stabilisce per chi ricopre funzioni pubbliche il dovere di adempierle con disciplina ed onore. Dovere che in troppi tra politici e amministratori sembrano aver dimenticato.Gianluca Amadori

Riproduzione Riservata.

 

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