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Gdf ha trovato il 'tesoro' nascosto di Giancarlo Galan: oltre 12 milioni

La Guardia di Finanza è arrivata al tesoro nascosto di Giancarlo Galan. Il lavoro è stato di ricostruzione paziente seguendo piste all’estero.

Poi il sequestro: 12,3 milioni di euro su cui la Polizia economico finanziaria di Venezia, su ordine del Gip di Venezia, ha posto i sigilli nell’ambito di un’indagine per riciclaggio internazionale ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria, riguardante il reinvestimento all’estero delle tangenti incassate dall’ex presidente del Veneto, Giancarlo Galan.

Nell’indagine, che coinvolge sei persone, sono coinvolti due commercialisti padovani nel ruolo di
prestanome.

Paziente ricostruzione, dicevamo: i flussi di denaro legati al Mose e riconducibili a Giancarlo Galan, secondo fonti della Procura della Repubblica di Venezia, è partita da Padova, dallo studio del commercialista padovano P.V., uomo di fiducia dell’ex Governatore veneto e ministro.

Il commercialista era finito nella rete delle 35 persone arrestate nel 2014 dalla Guardia di finanza per le tangenti sul Mose.

Finito in carcere, ne era uscito riconoscendo davanti ai Pm Stefano Ancillotto (che coordina anche l’inchiesta in corso) e Stefano Buccini di essere stato il prestanome di Galan per quanto riguardava il denaro probabile frutto di tangenti.

Gli altri cinque indagati, sempre secondo la Procura lagunare, rientrano nella cerchia dello studio del professionista e delle loro conoscenze.

Il denaro si trovava depositato e investito presso banche venete, due imprese e quote di società e 14 immobili in Veneto e Sardegna con origine estera.

Gli accertamenti finanziari e le indagini tecniche hanno consentito di accertare che tra il 2008 e il 2015 i due commercialisti avevano garantito, attraverso il loro studio professionale, l’intestazione fiduciaria di quote di una società veneziana di fatto riconducibile a Galan.

I professionisti avevano messo inoltre a disposizione conti correnti in Svizzera, intestati a società di Panama e delle Bahamas e gestiti da due fiduciari elvetici, le cui somme sono state successivamente trasferite su un conto corrente di una banca a Zagabria, intestato alla moglie di un terzo professionista del medesimo studio padovano.

Riproduzione Riservata.

 

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