L’etica laica che manca alla politica

ultimo aggiornamento: 09/08/2015 ore 11:13

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I laici, scrisse Geminello Preterossi, sono “tutti coloro che rifiutano di fondare la politica, le istituzioni e la convivenza civile su basi teleologiche o fideistiche; tutti coloro che credono nel discorso pubblico.” Al contrario, la politica moderna sembra basarsi su di una presunta “etica della verità”, una fallace contrapposizione tra (per riportare le parole di un noto ex premier) “l’esercito del bene contro l’esercito del male”, esasperando un clima da tifoseria profondamente radicato nel confronto pubblico italiano (ricordiamo i “vaffa day”, le “ruspe”, i “gufi”, “i parrucconi” ed altri miserabili appellativi che ormai affollano questo deprimente vocabolario cortigiano).

Eppure, per riportare l’interrogativo del Galimberti: “quando i detentori di una presunta verità assoluta riusciranno a convincersi che la politica e l’etica civile non sono la semplice applicazione delle proprie radicate fedi o convinzioni, ma piuttosto mediazione tra di esse?” Tale mentalità infatti è assai poco matura per una democrazia parlamentare, e come ha sostenuto anche Zagrebelsky, “il terreno della democrazia è quello delle res dubiae”.

Tuttavia, questo malcostume sembra aver permeato partiti e movimenti, nonché gran parte del tessuto sociale italiano, ubriacato da sedicenti “opinionisti” (sic!) che affollano quotidianamente le tribune politiche (rectius: trincee) televisive, improvvisandosi depositari di una propria “verità”, spesso rozza e sciatta, da sbattere in faccia agli impotenti spettatori. Insomma, sembra tutto molto lontano dalla riflessione laica di Karl Popper: “In un dibattito la vittoria è priva di qualsiasi valore, mentre anche il più trascurabile chiarimento del proprio problema è un grande successo.”


Ma forse non è ancora troppo tardi per riscoprire la retta via dell’ ”etica civile”, che virtuosi maestri hanno cercato di trasmetterci nell’arco della nostra storia risorgimentale e repubblicana.
A tal proposito, Norberto Bobbio scrisse che “le virtù del laico sono il rigore critico, il dubbio metodico, il non prevaricare, la tolleranza, il rispetto delle idee altrui”; Guido Calogero, nella sua “filosofia del dialogo” sostenne che “la laicità è un metodo di convivenza di tutte le ideologie e di le filosofie possibili, che debbono rispettare, come regola primaria, il principio che nessuno può pretendere di possedere la verità.” Di buoni esempi italiani, checché se ne dica, ce ne sono, se si ha la voglia di andare a leggere e curiosare nella nostra storia. Forse sarebbe doveroso riscoprirli, per continuare a perseguire quell’orizzonte utopistico di Giuseppe Mazzini: “Oggi ciò che importa anzitutto è moralizzare l’Italia”.

Si tratta di una morale laica, repubblicana, costituzionale.

Giovanni Chiarini
Piacenza


09/08/2015

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