El Clan, solido Romanzo Criminale argentino

ultimo aggiornamento: 09/09/2015 ore 15:45

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El Clan, solido Romanzo Criminale argentino

El Clan, film in concorso alla 72. Mostra del Cinema di Venezia.
Argentina degli anni 70/80, l’Argentina dei generali. Ovunque un clima di paura e dittatura, dove i rapimenti e le sparizioni di persone erano all’ordine del giorno. In questa epoca, in questo clima, è ambientato “El Clan”, pellicola del regista Pablo Trapero che attraverso le vicende della famiglia Puccio ci rende partecipi di uno dei periodi più bui del paese Sudamericano.

La famiglia Puccio è stata un vero e proprio Clan che, dietro la facciata di famiglia per bene, sotto ad una attività onesta come quella di un negozio di articoli sportivi, nascondeva una attività illegale. Sequestri di persone, figli di ricchi industriali, a cui chiedere il riscatto per finanziare – si presume – il Fronte Nazional Popolare.


Dietro la loro attività remunerativa, la protezione delle gerarchie governative che nascondevano o comunque insabbiavano eventuali indagini. Come detto, l’intera famiglia è parte del sistema delinquenziale; tutto parte dal patriarca Arquímedes, vera mente del Clan, fino al braccio destro Alejandro, promessa del rugby e commesso del negozio di famiglia.

Il sistema è perfetto, il padre organizza, il figlio trova le vittime e moglie e sorelle tengono in custodia i rapiti. Soprattutto non parlano e assecondano senza porsi troppe domande l’attività. Arriverà però un momento dove il perfetto meccanismo si incepperà, i figli e soprattutto Alejandro, si ribelleranno alla volontà oppressiva del padre. Con conseguenze devastanti per l’intero nucleo famigliare.

L’opera prima del regista classe 1971, è una delle sorprese del Festival. Un Romanzo Criminale in salsa sudamericana, una storia di un Paese che forse non ha ancora fatto i conti con il suo recente passato.


Giusta l’intuizione di raccontare uno spaccato di storia, attraverso la piccola, grande vicenda dei Puccio. Un film certamente non perfetto ma che grazie alle facce giuste, alla fotografia e alla regia classica e solida, merita una distribuzione anche nelle sale italiane.

Mattia Cagalli

09/09/2015

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