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Non c’è pace per i familiari del 71enne Vito Zappulla, che hanno presentato un esposto
ai carabinieri di San Donà di Piave per chiarire le cause del decesso dell’ex vigile di Caorle.

Non bastava aver perso il proprio caro prematuramente e in circostanze tutte da chiarire: i familiari di Vito Zappulla, sono anche in attesa di potergli dare una degna sepoltura.

Siciliano d’origine, Zappulla, che aveva solo 71 anni, si era stabilito ormai da una vita a Caorle, nel Veneziano, dov’era molto conosciuto essendo stato a lungo agente della polizia locale, prima di entrare – ironia del destino – nell’Azienda Sanitaria del Veneto Orientale dove ha ricoperto il ruolo di ispettore, fino alla pensione.

Il settantunenne l’11 aprile di quest’anno è stato ricoverato all’ospedale dell’Angelo di Mestre dove il giorno successivo gli è stata diagnosticata un’occlusione quasi totale dell’aorta, con conseguente danneggiamento della valvola mitrale e sfasamento della coronaria. E’ stato perciò disposto un intervento chirurgico urgente per la sostituzione della valvola e l’applicazione di un by-pass, che però, in realtà, è stato effettuato solo il 27 giugno.

Da qui, tuttavia, sono iniziate tutta una serie di problematiche, sia nella gestione del paziente, sia, soprattutto, per le complicanze polmonari: Zappulla urlava dai dolori lancinanti al petto e faticava a respirare. Di fatto non si è più ripreso.

Il 25 luglio, altra decisione che ha destato non poche perplessità nella sua famiglia: il pensionato, benché sottoposto a tracheotomia, è stato trasferito nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di San Donà di Piave, dove il settantunenne, che era entrato all’Angelo con le sue gambe e anche di ottimo umore, è spirato il 4 agosto scorso.

Sconvolti dal dolore, i familiari non riuscivano a capacitarsi di cosa fosse successo, anche perché dai sanitari avrebbero ricevuto come giustificazione tutto e il contrario di tutto: all’Angelo ipotizzavano che Zappulla avesse contratto una polmonite in sala operatoria, a San Donà di Piave parlavano di pleurite e di polmoni atrofizzati per eccessiva ossigenazione.

Di qui la decisione di sporgere denuncia querela presso la stazione dei carabinieri di San Donà di Piave, chiedendo all’autorità giudiziaria di verificare eventuali responsabilità da parte dei sanitari che hanno avuto in cura il loro congiunto, e di rivolgersi, attraverso il consulente personale Riccardo Vizzi, a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, per essere assistiti nella ricerca della verità.

La Procura della Repubblica di Venezia ha dunque aperto un procedimento penale per omicidio colposo, al momento contro ignoti, per il tramite del Pubblico Ministero di turno, il dott. Giovanni Zorzi.

L’esame autoptico è stato effettuato lunedì 13 agosto e, data anche l’estrema complessità del caso, bisognerà attendere il deposito della perizia integrale da parte del Ctu per avere qualche risposta certa.

Comprensibili oggi lo stato d’animo e lo sconforto dei familiari dell’ex vigile che si interrogano sulla vicenda che appare poco chiara e a due settimane dalla morte del loro congiunto, non possono ancora fissare il funerale.

(foto di repertorio)

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