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La Corte d’appello di Bologna ha ridotto da 17 a 15 anni la pena inflitta all’ex fidanzato di Aurora Tila, la tredicenne precipitata dal settimo piano del suo palazzo a Piacenza nel 2024.
In primo grado il tribunale per i minorenni di Bologna aveva condannato il giovane a 17 anni dopo il rito abbreviato. Nel corso dell’appello, due mesi fa, il ragazzo ha ammesso le proprie responsabilità.
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La decisione d’appello tiene conto anche della richiesta di sconto avanzata dalla Procura generale, circostanza che ha lasciato la famiglia insoddisfatta. L’avvocato della madre, Emilio Malaspina, ha sottolineato che Aurora era “la più piccola vittima di femminicidio”, ribadendo il disappunto per il verdetto attenuato.
La madre della ragazza, Morena Corbellini, ha reagito con rabbia alla riduzione della pena e ha chiesto un intervento della premier: “Intervenga la premier, e ci mette una pezza, se no sarà sempre peggio”, ha dichiarato, denunciando la leggerezza delle sentenze e l’aumento dei femminicidi.
Il giovane imputato è detenuto in un carcere minorile a Catanzaro. Negli ultimi mesi è stata depositata una relazione sulla sua condotta: in precedenti collocamenti avrebbe commesso reati, mentre ora seguirebbe un percorso psicologico che lo ha portato alla confessione lo scorso luglio.
Dalla ricostruzione degli inquirenti emerge che Aurora, dopo essere stata spinta oltre la ringhiera del balcone, avrebbe tentato di aggrapparsi; il ragazzo l’avrebbe poi colpita con mani e ginocchia fino alla caduta. Il 15enne, all’epoca dei fatti indagato per omicidio, avrebbe portato con sé un cacciavite poi sequestrato. Un compagno di cella ha riferito che il giorno prima il giovane aveva detto a un amico di voler uccidere la tredicenne; questa testimonianza è stata assunta nel procedimento.
I giudici di primo grado hanno ritenuto credibili anche i messaggi della vittima e le sue richieste d’aiuto rivolte all’intelligenza artificiale, ritenendo tali elementi utili a dimostrare lo stalking e il clima di possesso e gelosia che avrebbe spinto Aurora ad accettare l’ultimo incontro nella speranza di placare l’ex. Per i magistrati, le prove a carico dell’imputato sono state giudicate “schiaccianti” e non vi sarebbero segnali di ravvedimento: in aula inizialmente il giovane aveva parlato di caduta accidentale e poi di un gesto volontario della ragazza, versioni ritenute contraddette dalle testimonianze oculari.
La vicenda aveva suscitato forte commozione e mobilitazione a Piacenza e nel territorio, con manifestazioni e iniziative in memoria della ragazza. La famiglia continua a chiedere risposte e misure più severe contro la violenza di genere.
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