Coronavirus: Venezia e altre 14 province come fossero ‘Zona Rossa’. Cosa non si può più fare

ultimo aggiornamento: 08/03/2020 ore 17:08

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Venezia e la sua provincia si svegliano con un problema in più questa mattina: a causa del coronavirus è diventato vietato entrare e uscire e spostarsi all’interno del territorio. Non è un divieto assoluto ma lo spostamento va motivato e consente “motivi eccezionali”. Mai a memoria d’uomo si era verificato un provvedimento simile. Lo confermano anche i nostri anziani, giustamente preoccupati: “La carestia, il coprifuoco… è vero, sembra di essere tornati in guerra”. Il parallelo risulta anomalo e certo esagerato ma non completamente fuori tema: sarà contro il virus cinese la terza guerra mondiale?

Sorpassato il concetto di “zona rossa”, il presidente del Consiglio ha firmato nella notte un decreto che comunque impone nuove restrizioni al movimento delle persone: l’ingresso e l’uscita da questi territori saranno consentiti solo per motivi gravi e “comprovati”, di lavoro o di famiglia.
“E’ una mia responsabilità” ha detto questa notte spiegando perché ha firmato questo dpcm che darà una stretta all’Italia. La polizia è l’organo di ordine pubblico che avrà il compito di controllare i confini.


Che il provvedimento con il “Vincolo di evitare ogni spostamento” fosse in arrivo lo avevamo anticipato sabato sera e la fuga di notizie verso i giornali ha fatto irritare più di qualcuno tra cui proprio il premier. Questo dpcm stravolgerà vita e abitudini di molti cittadini: chiuse scuole, vietati matrimoni, funerali, attività di località sciistiche, per fare degli esempi. E la stesura definitiva del documento è ancora più stringente rispetto alla prima bozza: l’area in cui vengono limitati gli spostamenti, oltre alla Lombardia, comprende ben 14 province.

Zone rosse da oggi, domenica 8 marzo, sono in Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Marche. L’elenco definitivo è stato letto questa notte dal premier Giuseppe Conte. Oltre alla Lombardia: “Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia. In questi luoghi si applicano misure più rigorose”.
Non è un “divieto assoluto”, spiega, “non si ferma tutto”, non si bloccano treni e aerei: sarà possibile muoversi per comprovate esigenze lavorative o per emergenze e motivi di salute. Ma la polizia potrà fermare i cittadini e chiedere loro perché si stiano spostando in territori dove la crescita dei casi di contagio porta il governo a disporre misure mai così restrittive.

“Mi assumo la responsabilità politica” delle decisioni che vengono prese in queste ore: “Ce la faremo”, dice Conte a notte fonda. E lancia un appello alla “auto responsabilità”: per fermare il contagio non si può più “fare i furbi”, dice invitando i ragazzi a stare in casa a leggere e tutelare così la salute dei loro nonni.


La firma del decreto del presidente del Consiglio, frutto dell’accorpamento di due dpcm inizialmente previsti, arriva dopo una lunga giornata di contatti con le Regioni e dopo una fuga di notizie (“irresponsabile” e “rischiosa per la sicurezza”, dice Conte) che porta al diffondersi della bozza non ancora ultimata.
I presidenti di Regione già su quella prima bozza hanno dichiarato perplessità, dubbi. Ma soprattutto milioni di cittadini del centro nord, dopo la diffusione della notizia, iniziano a interrogarsi sulla portata delle misure: “Si è creata confusione”, accusa Conte. E sono passate le due di notte quando scende nella sala stampa di Palazzo Chigi a illustrare le misure.

Nel dpcm finale ce ne sono alcune generalizzate per tutta Italia, tra cui lo stop a pub, discoteche, sale gioco e manifestazioni di cinema e teatro. E ce ne sono altre, molto più rigorose, che riguardano un’ampia fascia del nord Italia. “Non c’è più una zona rossa – spiega il premier – scomparirà dai comuni di Vo’ e del lodigiano. Ma ci sarà una zona con regole più rigorose che riguarderà l’intera Lombardia e poi le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia. Qui fino al 3 aprile – per fare solo due esempi – saranno limitati i movimenti, salva la possibilità di rientrare a casa propria, e i bar e i ristoranti dovranno chiudere alle 18 e per il resto della giornata garantire distanze di almeno un metro. Chi ha 37,5 di febbre è invitato a restare a casa, chi è in quarantena ha il divieto assoluto di uscire.

Restano chiuse intanto le scuole in tutta Italia. E Conte assicura che si lavora anche sul fronte delle misure economiche: lunedì o martedì non appena sarà pronta una bozza del decreto da 7,5 miliardi annunciato dal governo, incontrerà le opposizioni ma, sottolinea, è il governo a gestire le cose.
L’altro fronte su cui il governo opera è quello sanitario: il premier annuncia la firma di un contratto per la produzione tutta italiana di 500 dispositivi al mese di rianimazione, con l’obiettivo di fare di più. E anche l’incremento della linea produttiva dei dispositivi di protezione come le mascherine. Ma poiché nelle aree dove il contagio è più forte gli ospedali fanno fatica, il presidente del Consiglio annuncia anche la possibilità di ridistribuire i pazienti tra le regioni. Intanto, l’appello ai cittadini è “entrare nell’ottica della responsabilità, senza furbizie” ma accettando qualche restrizione: il governo, assicura Conte, sta facendo la sua parte assumendo decisioni “coraggiose”.

COME FOSSERO ZONE ROSSE: QUELLO CHE SI PUO’ E NON SI PUO’ FARE
Subito dopo l’annuncio del nuovo documento si prova a raccogliere frammenti di specifiche del premier per cercare di spiegare i comportamenti corretti con le varie casistiche che, ovviamente, al momento non possono comprendere un elenco completo.
“Abbiamo creato due aree, una che riguarda la Lombardia e varie province: lì ci sarà un vincolo a limitare gli spostamenti nel territorio”.
“Sarà consentito il rientro al proprio domicilio”.
“Non possiamo più permetterci in queste aree forme di aggregazione”.
“D’ora in poi chi avrà febbre di 37,5 gradi centigradi (o superiore) e infezioni respiratorie è fortemente raccomandato di restar presso proprio domicilio, a prescindere che siano positivi o no. Contattino il medico curante”.
“Divieto assoluto di muoversi per chi sia stato assegnato alla quarantena”.
“Queste misure provocheranno disagio ma questo è il momento dell’auto-responsabilità, non del fare i furbi. Dobbiamo tutelare soprattutto la salute dei nostri nonni”.
“Anche all’interno del territorio sono limitati gli spostamenti”.
“Non c’è divieto assoluto ma necessità di motivarlo, quindi una ridotta mobilità. Non si ferma tutto ma entrare nella logica che ci sono delle regole da rispettare. Lo dico a tutti: i nostri figli devono capire che non è occasione di contatto, ma leggere e seguire didattica a distanza”.
“Vincolo di evitare ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori, ma anche all’interno dei territori. Ci si muoverà solo per comprovate ragioni lavorative o situazioni di necessità o spostamenti per motivi di salute. Fermo restando che è consentito il rientro presso il proprio domicilio o residenza per chi ne avesse necessità”.
“In Lombardia e nelle 14 province interessate dal nuovo dpcm sul Coronavirus bar e ristoranti potranno stare aperti dalle 6 alle 18 purché garantiscano almeno un metro di distanza tra i clienti: la sanzione sarà della sospensione dell’attività in caso di violazione”.
“Sono sospesi congressi, meeting ed eventi in cui è coinvolto il personale sanitario medico e non. Non ce li possiamo permettere”.
“Sono sospese manifestazioni, eventi, spettacoli di qualsiasi natura, compresi quelli cinematografici e teatrali, in qualsiasi luogo, pubblico o privato. E’ sospesa l’apertura dei musei”. Questa misura riguarda l’intero territorio nazionale.
“Abbiamo predisposto un vincolo obbligatorio di solidarietà interregionale, con un sistema che era già presso la protezione civile: c’è la possibilità di ridistribuire i vari pazienti tra le varie regioni.”

Infine, chiudiamo con l’elemento di interesse forse più essenziale per tutti, l’ultima riga del documento, quello che parla della durata del provvedimento. Testualmente:
“Le disposizioni del presente decreto producono il loro effetto dalla data dell’8 marzo 2020 e sono efficaci fino al 3 aprile 2020”.

(categoria “virus cinese”, aggiornamento 8 marzo 2020 ore 12.00)

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