Coronavirus Venezia: “solo” 7 nuovi casi. La situazione nel mondo

ultimo aggiornamento: 17/08/2020 ore 15:18

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Coronavirus a Venezia che concede una pausa nella risalita.
Complice anche un numero inferiore di tamponi, sono “solo” sette le nuove positività registrate nel veneziano da sabato a domenica.
Gli “attualmente positivi” sono oggi 235. Venerdì alle 17 erano 233.
Nessun decesso, fortunatamente, nel veneziano e 12 le persone ricoverate.

CORONAVIRUS NEL MONDO
Il coronavirus conta quasi 300.000 nuovi contagi nel mondo in un giorno, mai così tanti dall’inizio della pandemia.
Il Covid-19, dopo un piccolo cenno di rallentamento, pare abbia ripreso a colpire con forza un po’ ovunque nel mondo. 294mila nuovi casi in 24 ore, mai così tanti nello spazio di un solo giorno, che portano il totale a oltre 21 milioni.


In Europa tutto questo si traduce in una progressiva riadozione delle restrizioni e dei controlli alle frontiere, con obbligo di test al rientro e quarantene.

Spagna e Francia si contendono il primato della crescita più violenta dell’epidemia. L’ultimo record in ordine di tempo è stato raggiunto dalla Francia, con oltre 3.300 contagi in 24 ore e l’aumento dei pazienti in rianimazione.
Il governo, dopo aver dichiarato Parigi e Marsiglia zone ad alto rischio, vuole allargare l’obbligo di mascherina in fabbriche e uffici entro agosto, e aumentare il telelavoro in aree in cui il virus circola attivamente. Un piano verrà presentato martedì ai sindacati.

In Spagna, che ha il tasso di contagi per numero di abitanti tra i più alti, le prime due regioni – La Rioja e Murcia – hanno adottato le nuove restrizioni alla vita notturna disposte a livello nazionale.
Le discoteche hanno chiuso, ristoranti e bar non potranno accogliere clienti dopo l’una del mattino, stop al fumo all’aperto se non si potrà rispettare la distanza di 2 metri.


Stessa sorte per le discoteche anche in Italia, dove la movida ha creato non pochi problemi e dove la rapida risalita dell’epidemia rischia di compromettere quel che resta della stagione turistica.

Oltre 30.000 britannici sono rientrati precipitosamente oltre Manica in treno prima che scattassero le nuove regole sulla quarantena disposte da Londra per chi aveva soggiornato in Francia.

L’Olanda ha aggiunto Parigi e Madrid e altre regioni spagnole alla lista arancione, dove è sconsigliato andare e c’è l’obbligo di quarantena al rientro.

Lista arancione anche per Bruxelles, dopo che il Belgio ha visto un’impennata di contagi nelle ultime settimane. Le autorità olandesi sono preoccupate dai 4.500 nuovi casi registrati nell’ultima settimana, oltre mille in più rispetto a quella precedente.

Quanto al Regno Unito, ha registrato oltre mille nuove infezioni per il quinto giorno consecutivo. Anche la Germania ha già sconsigliato la Spagna ai connazionali.

Tutte queste chiusure di fatto delle frontiere nei giorni scorsi avevano spinto la Commissione Ue a scrivere una lettera ai 27, chiedendo di evitare il ricorso ai blocchi in ordine sparso e senza coordinamento.

Nel resto del mondo il Covid-19 non dà tregua agli Stati Uniti: 48.000 nuovi casi e oltre 1.000 morti in 24 ore.

Il direttore dei Cdc, i centri federali per il controllo delle malattie, ha avvertito gli americani che se non rispetteranno le misure di prevenzione si rischia il “peggior fallimento sanitario mai avvenuto”. Mentre Donald Trump, al contrario, si fa forte del “7% di contagi in meno in una settimana” e di un’economia “mai così in ripresa”.

Ottimismo di Trump a parte, la pandemia continua a colpire duro un po’ ovunque: dal Medio Oriente, con il record di contagi in Iraq, all’Asia, con il picco della Corea del Sud negli ultimi 5 mesi. Ed in Nuova Zelanda, dove il vicepremier Winston Peters si è schierato con l’opposizione per rinviare le elezioni del 19 settembre.

Senza contare le decine di migliaia di nuovi contagi al giorno in Brasile e India, Paesi malati cronici.

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