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Completare, finire anche ciò che potrebbe essere ulteriormente rivisto, modificato e corretto.
Si può pensare di aver finito di scrivere un libro, dopo aver messo il punto accanto all’ultima parola. Dopo averlo tenuto per tanti anni dentro il computer e aver infilato le pagine-bozza in un cassetto, nell’attesa del momento giusto per rileggerle, togliere e aggiungere, rivestirle o spogliarle.

Poi, finalmente quelle pagine chiedono di essere lasciate in pace, di finire dentro il libro che le attende. Un po’ di nostalgia ti prende, in fondo sono state tanto tempo con te, che le credevi addomesticate. Ti mancano, ma mentre le ricerchi, capisci che sono una cosa nuova, con una loro specifica identità, insomma altri occhi le leggeranno e tu ne sei un po’ contenta e un po’ gelosa. Ora hanno un titolo, una copertina, un editore e passeranno di mano in mano e tu un po’ per volta sparirai dalla loro vita.

Certo, erano piccole quando le hai coccolate, hai riso e sofferto con loro, le hai pensate di notte invece di dormire, le hai aiutate a crescere. Se avessero la voce, come ti chiamerebbero? Forse mamma… chissà cosa pensano le parole dentro le pagine.

Andreina Corso
14/02/2016

(cod verbocom)

Riproduzione Riservata.

 

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