Ceneri defunti tornano alle famiglie grazie ai Carabinieri. “E’ una scelta. Siamo vicini alle persone”

ultimo aggiornamento: 31/03/2020 ore 12:33

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Ceneri defunti tornano alle famiglie grazie ai Carabinieri. "E' una scelta, ma siamo vicini alle persone"

Ieri è stata la volta delle bare trasportate dall’Esercito a Spinea, domani chissà dove toccherà. Ma le ceneri, finora, sono tornate a Bergamo dai loro cari grazie ai Carabinieri.

I militari li scortano nel doloroso viaggio di andata, ma hanno scelto di esserci anche al ritorno. In coda per centinaia di chilometri, a volte ci vogliono otto ore in tutto. Ma non è quella la fatica. “E’ la difficoltà emotiva, il coinvolgimento umano, anche perché spesso li conoscevo. Erano amici o ex colleghi”, racconta il maggiore Giuseppe Regina.


Lui è uno dei carabinieri che da giorni sta riportando a casa, a Bergamo, le ceneri di chi è morto di coronavirus ed è stato cremato altrove perché i cimiteri della città non ce la facevano più. Nemmeno a bruciare le sue anime. Così oltre al trasporto delle bare lungo un corteo di camion che hai i colori dell’esercito, i carabinieri si sono offerti di riportare indietro le urne, per darle ai parenti.

“Ce ne stiamo occupando noi perché credo sia un gesto di vicinanza, una carezza in più alle famiglie dei morti”, dice il comandante provinciale dell’Arma di Bergamo, Paolo Storoni. Da settimane cerca di smistare le salme da cremare, in giro per il nord. Finora oltre 350 sono state trasferite, secondo il Comune. Altre 170 sono in cerca di un luogo per il commiato.

Chissà se dopo l’Emilia, il Veneto e Gemona in Friuli, toccherà andare più giù. Di sicuro una trentina andranno domani alla Certosa di Ferrara. Altre 30, che segnano il tour de force per i lavoratori dell’area crematoria della città emiliana.


“Stiamo pensando di triplicare i turni”, ammette amaro il responsabile dei servizi cimiteriali di Ferrara Luca Cimarelli. Il ritmo è di 28-29 cremazioni al giorno. Oltre a quelli extra-regione, ci sono i morti dei paesi vicini. Ormai si preferisce così, anche se il coronavirus non c’entra.

Nel gesto dei militari, ci sono più attenzioni. “Abbiamo deciso di riportare le urne alle famiglie anche per evitare che alcune pompe funebri, scorrette, possano arricchirsi ulteriormente. In un momento di difficoltà economiche per tutti, lo Stato deve dare un aiuto concreto e immediato”, sottolinea il colonnello Storoni. In più, spesso i parenti non possono esserci, perché malati o in quarantena. “Accompagnarli nell’ultimo viaggio e riportarli a casa è il nostro modo di salutarli al posto loro. Consegniamo le urne ai Comuni che poi contattano le famiglie. Ci arrivano tanti grazie ma la vicinanza dei carabinieri alle persone si fa anche così”, aggiunge il maresciallo arrivato a Bergamo dalla Calabria anni fa.

Finito il viaggio, il ‘testimone’ passa ai municipi. Per i parenti che hanno scelto la cremazione, i resti possono essere tumulati nei cimiteri o tenuti a casa. In quest’ultimo caso serve una richiesta scritta. A Bergamo negli ultimi giorni basta farla al telefono. Poi si da appuntamento al cimitero.

Ogni famiglia ha il suo momento per la sepoltura o per portarsi a casa le ceneri. Non più di 10 persone per volta. Pochi minuti e la benedizione del cappellano. O la presenza del sindaco. L’ha fatto Giorgio Gori a Bergamo e l’ha fatto Giuseppe Togni, primo cittadino di Cavernago, 2676 anime poco lontano. Quando si è trovato di fronte a una coppia di marocchini morti quasi in contemporanea, sposati da 65 anni e musulmani, ha insistito per forzare il regolamento del cimitero islamico. “In genere uomini e donne sono sepolti lontani. So che la famiglia avrebbe preferito che fossero vicini e ho chiesto uno strappo alla regola. Ora stanno accanto”, racconta.

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