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Ca’ Foscari Short Film Festival aperta oggi all’Auditorium Santa Margherita

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La sesta edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival si è aperta oggi all’Auditorium Santa Margherita alle 14.00 con la proiezione del cortometraggio L’avventura, ispirato al racconto neorealista di Italo Calvino ‘L’Avventura di due sposi’. Realizzato dagli allievi cafoscarini del Corso di Cinema Digitale nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali, la Ca’ Foscari Challenge School e il festival stesso.

Young Filmmakers at Ca’Foscari rappresenta il risultato finale del ciclo di lezioni che ha permesso a 26 studenti di avvicinarsi al mondo del cinema grazie al contributo del coordinatore Luca Pili e di molti professionisti dell’industria cinematografica.
Grande emozione per gli studenti che hanno visto il proprio lavoro proiettato nell’Auditorium, alcuni speranzosi di poter continuare la propria strada come videomaker.

Alle 14:30 si è svolto il programma speciale Nella dimora delle nubi: i Garo del Meghalaya, dedicato alla popolazione indiana dei Garo, durante il quale la curatrice Cecilia Cossio ha presentato un trailer esteso del cortometraggio Rong’ Kuchak del regista Dominic Megam Sagma e il documentario Wangala: A Garo Festival di Bappa Ray. Il cortometraggio si concentra sulla progressiva perdita della cultura e della lingua nelle nuove generazioni della popolazione dei Garo. Wangala, girato in remoti villaggi e realizzato nel 1992, fornisce invece una prospettiva sulla festa più importante dei Garo – una popolazione che vive tra l’Ovest dell’India e il Bangladesh con una lunga tradizione culturale – e ci fa comprendere come le tradizioni legate ad essa si stiano via via perdendo. Entrambi i registi hanno ricevuto numerosi riconoscimenti per questi due lavori: Rong’ Kuchak si è aggiudicato infatti la menzione speciale Volumina del Concorso Internazionale per il miglior contributo al cinema come arte al Ca’ Foscari Short Film Festival del 2015; mentre Wangala: A Garo Festival ha vinto il premio nazionale in India per il “Miglior Film Antropologico/Etnografico” nel 1993.

A seguire, il programma speciale dedicato a Robert Altman. Sul palco è salito il curatore Michele Fadda che, grazie alla collaborazione con UCLA, Altman Estate e Wisconsin Center for Film an Theater Research, ha presentato le opere del famoso regista americano. Per ricordare i 10 anni dalla sua scomparsa, sono stati proposti tre corti di Altman: il video dedicato alla sicurezza stradale The Perfect Crime del 1955, il corto satirico Pot au feu del 1966 e il video musicale Girl Talk di Boby Troup. Particolare attenzione è stata poi dedicata al programma speciale sulla John Snellinberg Film, che ha visto salire sul palco, oltre al curatore Michele Faggi, anche alcuni membri del collettivo: Lorenzo Orlandini, Luca Taiti e Patrizio Gioffredi. I cinque videoclip e i due cortometraggi presentati rivisitano i generi filmici in ottica ironica e lasciano un’immagine indelebile della provincia toscana, senza mai uscire dalla Val di Bisenzio (Prato). Produzioni che, seppur a basso budget e lontane dagli epicentri produttivi dominanti, risaltano per la loro ironia e vitalità. E’ stata poi presentata la webserie britannica SOS – Save Our Skins. In Auditorium sono stati proiettati quattro episodi della serie che, tramite il noto humor britannico e i dialoghi brillanti, mettono in scena con ironia un mondo invaso dall’apocalisse zombie. I protagonisti, Ben e Stephen (interpretati dagli stessi creatori della serie, Chris Hayward e Nat Saunders) e i loro compagni di avventura fanno di tutto per salvarsi. La serie ha riscosso un grande successo internazionale venendo incoronata anche “Webserie dell’anno” nel 2015. Si è svolto alle 17.00 invece il programma speciale Zapping the Web, curato da Davide Giurlando. Una carrellata di video brevi, provenienti dal “world wide web”, hanno mostrato al pubblico la parte divertente e irriverente di ciò che è diventato un fenomeno mondiale, quello dei social network e della condivisione di dati multimediali. La caratteristica comune a questo genere di video è quella di stupire, far divertire e colpire lo spettatore nel minor tempo possibile. I video proiettati, della durata di soli pochi secondi o una manciata di minuti, sono stati realizzati utilizzando Vine, un’applicazione per cellulare, oppure presi da YouTube. Alcuni dei nomi che sono apparsi sullo schermo sono stati il noto viner Zach King, la coppia di comici youtubers Rhett & Link, e il videogamer svedese PewDiePie. Inutile dirlo, trenta minuti di risate, che hanno lasciato il pubblico col sorriso e con la consapevolezza di essere parte di una rivoluzione tecnologica.

A conclusione della prima giornata del Ca’ Foscari Short Film Festival 6, la proiezione dei primi cinque cortometraggi del Concorso Internazionale a cominciare da Parrot Away (Danimarca, 2015, 5′) del regista danese Mads Weidner. Un cortometraggio d’animazione con al centro la storia di un pappagallo, Pierre, il cui sogno è essere scelto da uno dei tanti affascinanti pirati che giungono ogni giorno nel negozio di pappagalli dell’isola. Quando finalmente un pirata lo sceglierà inizieranno le sue inaspettate avventure. One In (USA/Rep. Trinidad e Tobago, 2015, 15′) è invece il primo cortometraggio della regista Vasha Narace originaria della Repubblica di Trinidad e Tobago, nonché suo lavoro di tesi per la New York Film Academy. Kassie, la protagonista del corto, compie oggi 16 anni e l’unico regalo che chiede ai genitori è un lucchetto per la sua camera. Ignorando la sua richiesta, i genitori dimostrano di non rendersi conto che il pericolo si cela spesso tra le mura di casa. Nabilah (Germania/Austria, 2015, 22′) è stato il terzo cortometraggio proiettato, alla presenza del regista austriaco Paul Meschùh. Sullo sfondo della guerra in Afghanistan si svolge un dramma sulle imcomprensioni culturali nella vicenda di Nabilah, portata dai soldati tedeschi alla loro base militare per salvarle la vita, non sapendo che gli abitanti del suo villaggio non dovevano venire a conoscenza del fatto che la ragazza era entrata in contatto con uno straniero. Martyna Majewska della University of Silesia (Polonia, 2015, 25’) ha presentato Multifrenia, un cortometraggio basato sull’opera di Marcel Proust, “Alla ricerca del tempo perduto”. Un uomo di nome Marcel, sulla scena sempre circondato da donne, parla di sé e della propria patologia: la multifrenia, che lo costringe a non poter avere un controllo completo delle proprie emozioni. Laila Leelar katha (Ballad of Laila Leela) di Lubna Sharmin (Satyajit Ray Film and Television Institute, India/Bangladesh, 2015, 27’48”) è invece ambientato nel turbolento periodo della Partizione del Bengala. Il film racconta la storia di una giovane ragazza indiana di nome Leela, attraverso un lunghissimo flashback che traccia il suo percorso di cambiamento e di crescita che porta ad una nuova religione, un nuovo nome e l’apparente perdita delle sue radici.

16/03/2016

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