Bosch a Palazzo Grimani, trascendenza dopo le passioni ed il peccato

ultima modifica: 06/02/2011 ore 04:56

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E' in corso a Palazzo Grimani , a Venezia, in quel di S.M.Formosa, una splendida Mini Mostra del Genio del Surrealismo antico Hieronymus Bosch, inaugurata il 19 Dicembre 2010, che rimarrà  aperta sino al 20 Marzo 2011.Fortemente volute dal Sovrintendente dei Musei Statali, Prof. Vittorio Sgarbi, dopo lo splendido avvenimento dedicato al Giorgione, nelle incomparabili stanze di Palazzo Grimani ora appaiono alcune delle opere del mago dell'inconscio Bosch.

Trattasi, in realtà , di un ritorno a “casa” in quanto questi lavori furono già  appartenenti alla Collezione del Cardinale Domenico Grimani ereditate, alla sua morte per lascito testamentario, dalla Serenissima e da allora presenti nelle collezioni di Palazzo Ducale.

Il Trittico di Santa Liberata e il Trittico degli Eremiti passarono per un periodo a Vienna, prima nelle collezioni Imperiali fra il 1838 e il 1893, poi al Kunsthistorisches Museum fino al 1919, facendo infine ritorno a Palazzo Ducale a Venezia dove si trovano attualmente conservate.

I lavori in esposizione sono, appunto, il “Trittico di Santa Liberata ( 1505) – Trittico degli Eremiti ( 1510 ) oltre a la ” Visione dell'Aldilà  (1500/1503) probabilmente commissionate o acquistate dallo stesso Artista, dal Cardinal Grimani, durante una possibile presenza di Bosch a Venezia tra il 1499 ed il 1502.

Non deve meravigliare il rapporto tra l'importanza dell'avvenimento e l'esiguo numero delle opere presenti a Palazzo Grimani poichè è tale la statura di questo meraviglioso pittore fiammingo (nasce a: 's Hertogenbosch [ Olanda ] nel 1450 ove morirà  nel 1516 ) da poter soddisfare la curiosità  artistica di qualsiasi amante dell'Arte anche con un solo lavoro, stante la sua capacità  di “raccontare” le storie del suo universo in quel particolare Tempo quando la morale dell'Uomo e i concetti religiosi di quell'epoca travagliata erano tali da condizionare l'esistenza di chiunque.

Lui con la sua fantasia, la sua visione del mondo, seppe cogliere gli aspetti che più esaltavano l'immaginario collettivo del bene e del male, mostrando le delizie della carne e le terribili punizioni che sarebbero spettate ai peccatori, palesando con dovizia di particolari le pene dell'inferno, quanto le gioie spirituali della trascendenza esprimendosi con una pittura spesso criptica ricca di simbolismi, allegorie e metafore, una sorta di Biblia pauperum che potesse essere capita sia dall'analfabeta contadino, quanto dal dotto cittadino.
Nelle numerose storie di Santi e nella “Passione di Cristo” invitava le genti a meditare sulla loro condizione di peccatori, indicandole come uniche vie di salvezza e di riscatto dal buio del peccato universale.

Fu, fra tutti coloro che lo precedettero in Arte e quelli in divenire nei secoli futuri, il più fantasioso, l'affabulatore più ricco di visioni del mondo interiore dell'Uomo anticipando con ciò di parecchi secoli la scoperta e lo studio della psicanalisi freudiana, capace di scavare nell'animo umano, mettendo a nudo le terribili paure dell'Essere di fronte al mistero della morte e dell'aldilà , compiendo viaggi all'interno della mente traendone scoperte terribili, ma anche proiezioni di intimi rilassamenti, attimi meditativi amalgamati di pura felicità ; emanazioni tutte del bene e del male che sempre albergano dentro di noi, ma lo fece evidenziando questi “grumi” su un piano poetico, ricco di pathos, confermandosi allora, come oggi, il creatore delle più fascinose favole della pittura europea di tutti i tempi.

In questa luce è d'obbligo considerarlo, oltretutto, il capostipite dei grandi Surrealisti moderni quali il sognatore Dalì, il cacciatore di incubi notturni Fussli, il visionario Gustave Moreau, l'evocativo dell'irrazionalità  dei sogni Odilon Redon, solo per citarne alcuni tra i più famosi che di quel lontano Maestro intuirono il gusto dell'indagine psichica. Bosch seppe trarre il profondo senso dell'esistenza mostrandoci una umanità  tutta concupita dal proprio divenire prima carne e poi spirito, sublimando in pittura le pulsioni terrene delle creature, evidenziando così le miserie della quotidianità , quanto la possibilità  di redenzione quale aspirazione di ogni essere umano in un particolare momento della propria vita.

Analizzando il valore pittorico assoluto della sua arte si evince una capacità  quasi magica di potere assemblante di centinaia di figure in uno spazio tanto esiguo, ponendo ogni personaggio in un contesto dovuto e necessario alla completezza del racconto, senza affastellamenti e con la precisione di un orafo, capace di creare un gioiello composto da centinaia di frammenti preziosi dei quali, osservando l'insieme, avremo la sensazione ma non la visione diretta.

Non bisogna, inoltre, dimenticare la sua maestria nell'uso dei colori di cui dimostrò la grande padronanza, quale insigne rappresentante di quella scuola fiamminga che esportò nel mondo di allora la tecnica ad olio.

Di fronte ai trittici oggi esposti a Palazzo Grimani e pensando al corpus della sua produzione in toto, si rimane estasiati da tanta compostezza cromatica, smarrendoci incantati tra i mille colori e la miriade di corpi, di mostri piccoli e grandi che invadono la scena senza scomporsi ed alterarsi l'un, l'altro, respirando spesso un'aria erotica, una lussuria che si espandono come l'olio sulla superfice del mare, depurate, tuttavia, da qualsivoglia senso di morbolistà , creando un'aura di naturalezza pur esibendo situazioni al limite dell'osceno.

Ci si pone allora una domanda: Grande moralista e fustigatore di costumi, oppure più semplicemente grande pittore ? Ognuno libero, dal proprio punto di osservazione, di emettere una sentenza.
Io (che però sono di parte!) opto per la sua gioia di dipingere, pur dando corpo ad un mondo sostanzialmente rigorista, per il piacere della pittura, dilettandosi con spirito talvolta ilare a metterci in difficoltà  cercando di capire l'inizio e la fine di ogni enigmatica sua opera.

E allora andiamoLo a rivisitare questo “cantastorie” del passato, quest'Uomo, figlio e nipote di Artisti, che dedicò la sua vita alla pittura ma, soprattutto che cercò Egli stesso di capire ove si stagli la sottile linea di demarcazione tra il bene ed il male, tra il conscio e l'inconscio, tra il bello ed il brutto e quanto l'Uomo possa essere deformato moralmente da situazioni non previste e non volute, esibendo le grandi fragilità  umane, quanto la determinazione nel voler mantenere vivo il proprio Libero Arbitrio.

Una lezione si può trarre dal pensiero di questo Grande Personaggio: oggi, come cinquecento anni or sono, le debolezze e le virtù, le tentazioni e la capcità  di resistenza a quest'ultime sono le stesse, l'Uomo è lo stesso! Cambiamo l'abbigliamento ( forse ) ma quel profondo pozzo misterioso che rimane la mente umana, pur esplorata dalla scienza odierna, ha svelato solo una minima parte della sua ermetica, immensa potenzialità .

E' probabile che Hieronymus Bosch con i suoi “disegni” ed i suoi colori abbia aperto la via alla possibilità  di decifrare il pensiero dell'Homo Sapiens, concedendoci una prima, labile possibilità  di avvicinarci all'Assoluto.

Un ringraziamento al M.I.B.A.C., alla Soprintendenza speciale ai Musei e alle Gallerie Statali della Città  di Venezia, allo sponsor ASSICURARTE ed ai produttori dell'evento ARTHEMISIA Group, per il piacere donatoci con questo nuovo avvenimento.

Ci risentiamo alla prossima Mostra.

[05 febbraio 2011]

Giorgio Pilla ( Critico d'Arte )
(www.giorgiopilla.it)

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