Birdman, un film che è un saliscendi di crisi e soluzioni

ultimo aggiornamento: 04/04/2015 ore 17:31

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In questo il regista dà fondo alla sua abilità con dei risultati apprezzabili, evita di dimenticare che è un film, usa il teatro come pretesto filmico e non come riproduzione statica diquesto, conspevole di una compatibilità impossibile. Cosicchè ci si ubriaca gli occhi: le scene, la fotografia (dell’eccellente Emmanuel Lubetzki), il suono, i movimenti di macchina (contrappuntati dai magnifici interventi di batteria del grande Antonio Sanchez).

Ma tutta questa abilità, a ben vedere, porta alla fin fine a troppe semplificazioni e a troppi deja vu. Spesso, a ben vedere, se si distoglie lo sguardo dall’effettiva bellezza estetica del film, capita di ritrovare troppe tematiche già affrontate in altri lavori, e in maniera più onesta e profonda. Di racconti di uomini in crisi il mondo dell’arte è pieno; Iñárritu spesso cade in banalità che si fa fatica a individuare a una prima occhiata, in mezzo a questa lussureggiante foresta di immagini. In particolar modo proprio il rapporto padre-figlia è decisamente scontato, benche Emma Stone sia eccellente e in ruolo. Cosa ci sarebbe di così eclatante nel mettere in scena due opposti legati da un grande affetto sotterraneo?

E così la confezione vince sul contenuto Anche in altri sviluppi il film è attaccabile: per esempio la figura stereotipata della critica teatrale, su cui Briggan riversa tutto il suo odio per una possibile, annunciata stroncatura. Un critico (che fa uno dei mestieri più belli del mondo) non è affatto lo stereotipo inscenato nel film. Ecco, qui ci sarebbe voluta davvero la mano di Altman per sfumare i rapporti e andare in profondità. La celebrazione dell’arte di pancia, tenuta da Briggan per rivendicare la sua dignità d’artista e quella dello spettatore medio (cre?) è molto più risibile di quanto il coup de theatre di Keaton vuole farci credere.


Tutto il film è un saliscendi di crisi e soluzioni, discese e risalite (e voli) fino ai troppi finali E a proposito del finale, che razza di liberazione vorrebbe mai essere? Dove va Briggan, una volta constatato che la nostra contemporaneità è follemente malata di autorappresentazione e pervasa dai media? Per tante scene del film abbiamo a che fare con discorsi su Twitter, Facebook e altri social; la scena più celebre del film è immortalata da milgliaia di cellulari che poi spediranno il ripreso su Youtube. Che noi si sia ben oltre la cosiddetta società dello spettacolo debordiana lo sappiamo benissimo; non so quanto profondo sia il mod di mettere in scena tutto ciò da parte del regista.

Talvolta, con la sua vanità “Birdman” sembra quasi un figlio di ciò che vuole criticare. Pare che Iñárritu stia pagando un debito nei confronti della realtà che riflettere su qualcosa di veramente sentito. A mio parere alla fin fine tutto il film sembra una giustiificazione, un alibi, per permettere al regista di mostrare l’unica vera cosa che gli interessi: la sua bravura tecnica.

In mezzo a tutto questo edonismo scappano certamente anche momenti di grazia e la regia è sin troppo solida nel tenere a bada un magma spesso squilibrato (ma che sembra non esserlo) come questo film. Ma a parer di chi scrive gran parte della cosiddetta profondità della scrittura e della messinscena di “Birdman” fanno di questo film un bell’uovo di pasqua con una piccolissima, modesta sorpresa.


Michael Keaton: Riggan Thomson
Zach Galifianakis: Jake
Edward Norton: Mike Shiner
Emma Stone: Sam Thomson
Andrea Riseborough: Laura
Amy Ryan: Sylvia Thomson
Naomi Watts: Lesley
Merritt Wever: Annie
Lindsay Duncan: Tabitha Dickinson
Bill Camp: uomo pazzo
Michael Siberry: Larry
Benjamin Kanes: Birdman
Antonio Sánchez: batterista del teatro

giovanni natoli columnist la voce di venezia

Giovanni Natoli

02/03/2015

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