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lunedì 21 Giugno 2021

Belluno: strazio e coraggio di una madre che implora il fine vita per la figlia. Di Andreina Corso

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Belluno. Una madre implora il fine vita per la figlia in stato vegetativo. Quando nessun'altra strada è possibile.

Quando la vita non c’è più, quando a trent’anni vivi in uno stato vegetativo, quando, in fondo, ti eri solo fratturata una gamba.
Quando hai subito un’operazione chirurgica che doveva permetterti di riprenderti, di camminare nuovamente con l’energia dei tuoi trent’anni e la vitalità che tutti in te, amavano e apprezzavano.
Quando sei uscita dall’Ospedale San Martino di Belluno, Samantha, e la vita sembrava sorriderti, e procurarti nuova linfa ed energia, quella stessa vita ti fa lo sgambetto e dopo un breve arco di tempo, ti senti male, ti si gonfia la gamba e un malessere generale ti pervade.
Non resta che ricoverarti nuovamente all’ospedale di Feltre, che è la tua città, la città della tua famiglia.
Ti riscontrano una polmonite bilaterale, ti assicurano che non si tratta di Covid.
Ti hanno operata alla gamba nel mese di novembre, Samantha, ti avevano assicurato che era andato tutto bene e che un po’ di riabilitazione ortopedica, ti avrebbe rimessa in forze e in piedi. A dicembre, invece, la tua vita s’incuneava da un letto del reparto di rianimazione in uno stato vegetativo irreversibile.
Ogni giorno sei sempre più debole, più vinta, assisti al tuo non sentirti più Samantha.

Uno strazio per la tua famiglia che però vuole assolvere un compito importante, vuole farlo per te, per rispettare la tua volontà più volte manifestata (come una premonizione) nel corso della tua vita: quella di non voler subire accanimento terapeutico, qualora ti fossi trovata a vivere in uno stato vegetativo. E spesso avevi fatto riferimento al testamento biologico, anche durante la triste vicenda di Eluana Englaro.
Tua madre con il cuore a pezzi, parla per te, perché ti rispetta e ti ama. Parla e chiede ascolto perché sa che vieni alimentata e idratata artificialmente, sa che hai perso la tua autonomia e non vuole che tu perda anche la tua dignità.
Di te parleranno ancora i ricorsi affidati al Giudice del Tribunale di Belluno che nominerà un consulente che ancora valuterà il tuo stato di salute e le diagnosi dei centri specializzati che dopo aver studiato la tua cartella clinica hanno dichiarato che per te, purtroppo non esistono margini di miglioramento.

Quando lavoravi in quell’azienda di Lentiai, Samantha, con i tuoi trent’anni gioviali, le tante amicizie e la vita che ti veniva incontro, non potevi sapere che il buio ti avrebbe raggiunta prima della morte, ed è per questa ragione che tua madre, la tua famiglia lotteranno con tanta pena nel cuore e sceglieranno la difficile strada da percorrere, sapendo che troveranno molti ostacoli, prima di staccare quella spina che ora ti tiene artificialmente in vita.
Tua madre sa che rispettarti è il miglior modo di amarti. E resisterà, per restituirti il pensiero, per parlare con la tua voce e la tua volontà, perché l’amore è più forte e resistente della morte.
E perché nessun’altra strada è possibile, Samantha.

(foto da archivio)

Data prima pubblicazione della notizia:

2 persone hanno commentato

  1. Basta con queste tragedie, sia lasciato ad ogni famiglia il diritto di porre termine a cure inutili e rispettare la dignita’ di ognuno.

  2. Dobbiamo diventare un paese ‘civile’, dove la vita e il fine-vita siano una scelta esclusivamente personale di chi in un corpo ci è nato!

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